Particolari choc emergono sull’omicidio di Lavinia A., 18enne romena, da parte di un ragioniere 41enne di Arese che l’aveva conosciuta su Internet: le ipotesi di reato contestate sono quelle di omicidio volontario e atti osceni su cadavere: avrebbe consumato un rapporto sessuale anche ‘post mortem’. L’uomo ha raccontato alla polizia che lo ha prelevato ieri pomeriggio dalla casa dove vive con la compagna e la figlia di 5 anni (assente per le vacanze) di avere conosciuto la giovane sul web, chattando su un sito di appuntamenti. Quello di venerdì sera era il loro secondo incontro: in un hotel di Busto Arsizio, nel bel mezzo di un gioco erotico con delle fascette da elettricista, la ragazza avrebbe cominciato ad avere difficoltà a respirare ma lui non sarebbe riuscito ad aiutarla.
Accortosi che era morta, avrebbe perso la testa, l’avrebbe caricata in auto e portata nel motel di Lodi: qui, in una camera forse raggiunta da un ingresso separato, avrebbe avuto un nuovo rapporto con il cadavere.
Lavinia aveva compiuto 18 anni a luglio: di lei per ora si conoscono solo i dati anagrafici scritti sul documento ritrovato in un’area di servizio, là dove A.P. l’aveva gettato.
Il “giallo”, risolto a tempo di record dagli agenti diretti da Alessandro Battista e coordinati dal procuratore di Lodi Vincenzo Russo, ha avuto inizio nel pomeriggio di sabato a Pergola, frazione di San Martino in Strada, quando un agricoltore di passaggio ha trovato in un campo di mais il cadavere di una giovane nuda con al collo due fascette stringicavi elettrici e, sul volto, un piccolo asciugamani.
Niente vestiti, nessun documento, ma è stato proprio l’asciugamani la “tessera” che ha consentito la soluzione del puzzle. Dal logo della ditta che lo produce i poliziotti sono risaliti a un motel delle vicinanze.
Da qui il giorno prima erano passate una trentina di coppie, ma alla reception si ricordano soprattutto di un tipo “un po’ strano”, che diceva di aspettare una persona, mai arrivata, e che poi se ne è andato solo. L’uomo si è registrato con il suo vero nome e quando, dopo mezzanotte, la polizia si è presentata a casa sua, ha scoperto una busta di fascette dello stesso tipo di quelle trovate sul corpo della ragazza morta. Incalzato dalle domande, ha prima provato a negare tutto, poi ha raccontato la sua verità.




