La Corte dei Conti nella stesura del rapporto di fine anno ha evidenziato, come al solito, le molteplici criticità riferite ai Conti dello Stato e una di esse appare essere un “bubbone” che prima o poi potrebbe esplodere con la conseguenza di fare scoppiare in alto il debito pubblico.
Equitalia ha in pancia crediti da riscuotere per 545 miliardi di euro e le politiche dilatorie e accomodanti dei vari governi che si sono succeduti nel tempo, hanno sempre cercato di ostacolare questa via di riscossione.
In altri Paesi le attività degli enti esattori sono molto, molto rigide e difficilmente lasciano scampo al debitore . L’insieme di procedimenti amministrativi e penali che si innescano al momento della messa in mora del debitore, portano chiunque a volere chiudere il contenzioso con l’ente riscossore. In Italia invece le situazioni mostrano tanta volubilità e aleatorietà nel credito da riscuotere, benché oggi equitalia abbia in mano strumenti di monitoraggio decisamente totali e difficilmente eludibili.
Nel corso degli anni la riscossione di equitalia ha diminuito anche gli importi annuali incassati, pertanto nel 2013 si presume ci sarà una ulteriore riduzione dai circa 7,6 miliardi del 2012, già inferiori al 2010 e 2011.
Certo in Italia esiste un problema che in ogni altro Paese non c’è, ed è quello del livello impositivo globale e dei costi di gestione amministrativa del rapporto con lo Stato. Finchè non sarà messa mano a una coraggiosa e decisiva riforma del sistema fiscale, dare potere di riscossione ampio e articolato a Equitaia, significherebbe dichiarare chiusa la attività di Impresa del nostro Paese.



