È stato rinviato a domani il consiglio di amministrazione dell’Alitalia che oggi pomeriggio avrebbe dovuto deliberare il piano finanziario, con l’aumento di capitale, da sottoporre all’assemblea dei soci già convocata per lunedì 14 ottobre. Stamattina l’Enac ha cominicato l’approfondimento per valutare se Alitalia ha liquidità sufficiente per volare in sicurezza e regolarità. L’Eni ha dato un ultimatum fino alla fine della settimana per essere pagato, poi sospenderà le forniture di carburante agli aerei. Le banche hanno posto come condizione per rifinanziare la compagnia, con un nuovo prestito di 200 milioni di euro, che lo Stato intervenga nel capitale di Alitalia e assuma il ruolo di socio di riferimento e garanzia, con un versamento fino a 150 milioni di euro, su un aumento di capitale complessivo di 300 milioni. Il premier Enrico Letta sta ragionando su questa ipotesi, ma non è stata individuata quale società pubblica potrebbe intervenire con la responsabilità della gestione e di fare un nuovo piano industriale. Nelle ultime ore è emersa anche l’ipotesi delle Poste Italiane, disponibili a versare fino a 50 milioni, ma sarebbero solo un socio finanziario e da sole non rappresenterebbero la soluzione ai problemi dell’Alitalia. Un piano industriale lo hanno studiato le Ferrovie dello Stato, l’a.d. Mauro Moretti ha posto condizioni molto dure e chiede il “fuori tutti”, cioè fuori gli attuali soci perché il capitale è bruciato dalle perdite. Il piano prevede l’integrazione treno-aereo con la soppressione di molti voli nazionali, soprattutto sulla Roma-Milano e su altre linee coperte dall’alta velocità ferroviaria, tra le incognite c’è quella di non appesantire le Fs con la gestione Alitalia (le Fs ricevono già dallo Stato e Regioni oltre 3,4 miliardi l’anno per servizi di trasporto regionale e contratto di programma) e il fatto che in nessun paese al mondo una società ferroviaria possiede o è azionista di riferimento di una compagnia aera (e viceversa). L’ipotesi di intervento delle Fs resta sul tavolo, come quella di far intervenire un’altra società pubblica, la Fintecna, presieduta da Maurizio Prato, che sarebbe tuttavia contrario.Tra gli ostacoli da superare anche il problema dei debiti accumulati dall’Alitalia-Cai, sono superiori al miliardo di euro solo quelli finanziari, poi ci sono debiti commerciali scaduti con i fornitori, tra cui 30 milioni con l’Eni (oltre a 70 milioni coperti da fidejussioni bancarie) e 125 milioni di debiti complessivi verso Aeroporti di Roma. Sul dossier nel governo ci sono posizioni differenziate. L’alternativa potrebbe essere una trattativa per cedere direttamente l’Alitalia al partner industriale Air France-Klm, che è socio al 25% e parteciperebbe all’aumento di capitale per non ridurre la sua quota. Se non ci sarà un intervento di ricapitalizzazione per Alitalia non resterebbe che il commissariamento, un commissario nominato dal tirbunale dovrebbe ristrutturare l’azienda e cercare di venderla, in blocco o in vari rami.
È stato rinviato a domani il consiglio di amministrazione dell’Alitalia che oggi pomeriggio avrebbe dovuto deliberare il piano finanziario, con l’aumento di capitale, da sottoporre all’assemblea dei soci già convocata per lunedì 14 ottobre. Stamattina l’Enac ha cominicato l’approfondimento per valutare se Alitalia ha liquidità sufficiente per volare in sicurezza e regolarità. L’Eni ha dato un ultimatum fino alla fine della settimana per essere pagato, poi sospenderà le forniture di carburante agli aerei. Le banche hanno posto come condizione per rifinanziare la compagnia, con un nuovo prestito di 200 milioni di euro, che lo Stato intervenga nel capitale di Alitalia e assuma il ruolo di socio di riferimento e garanzia, con un versamento fino a 150 milioni di euro, su un aumento di capitale complessivo di 300 milioni. Il premier Enrico Letta sta ragionando su questa ipotesi, ma non è stata individuata quale società pubblica potrebbe intervenire con la responsabilità della gestione e di fare un nuovo piano industriale. Nelle ultime ore è emersa anche l’ipotesi delle Poste Italiane, disponibili a versare fino a 50 milioni, ma sarebbero solo un socio finanziario e da sole non rappresenterebbero la soluzione ai problemi dell’Alitalia. Un piano industriale lo hanno studiato le Ferrovie dello Stato, l’a.d. Mauro Moretti ha posto condizioni molto dure e chiede il “fuori tutti”, cioè fuori gli attuali soci perché il capitale è bruciato dalle perdite. Il piano prevede l’integrazione treno-aereo con la soppressione di molti voli nazionali, soprattutto sulla Roma-Milano e su altre linee coperte dall’alta velocità ferroviaria, tra le incognite c’è quella di non appesantire le Fs con la gestione Alitalia (le Fs ricevono già dallo Stato e Regioni oltre 3,4 miliardi l’anno per servizi di trasporto regionale e contratto di programma) e il fatto che in nessun paese al mondo una società ferroviaria possiede o è azionista di riferimento di una compagnia aera (e viceversa). L’ipotesi di intervento delle Fs resta sul tavolo, come quella di far intervenire un’altra società pubblica, la Fintecna, presieduta da Maurizio Prato, che sarebbe tuttavia contrario.Tra gli ostacoli da superare anche il problema dei debiti accumulati dall’Alitalia-Cai, sono superiori al miliardo di euro solo quelli finanziari, poi ci sono debiti commerciali scaduti con i fornitori, tra cui 30 milioni con l’Eni (oltre a 70 milioni coperti da fidejussioni bancarie) e 125 milioni di debiti complessivi verso Aeroporti di Roma. Sul dossier nel governo ci sono posizioni differenziate. L’alternativa potrebbe essere una trattativa per cedere direttamente l’Alitalia al partner industriale Air France-Klm, che è socio al 25% e parteciperebbe all’aumento di capitale per non ridurre la sua quota. Se non ci sarà un intervento di ricapitalizzazione per Alitalia non resterebbe che il commissariamento, un commissario nominato dal tirbunale dovrebbe ristrutturare l’azienda e cercare di venderla, in blocco o in vari rami.


