Pubblichiamo una lettera aperta di Andrea Peinetti tal quale. Ci sembra un punto di vista rimarchevole.
Torino 9 Dicembre 2013 ore 14,17
Oggi sono andato alla manifestazione al centro di Torino.
Ho preso la Metro e sono sceso con calma in Piazza Statuto.
Poi, a piedi, o proseguito lungo via Garibaldi. Era fine mattinata.
Calma piatta; quello che colpiva era la quantità di negozi che esponeva il cartello di adesione alla protesta.
All’arrivo in Piazza Castello, il cambio di registro: quattro imbecilli (va bé, un poco di più. un trentina) impegnati a rompere pietre e a mirare alle camionette della polizia e alle finestre della regione.
Dietro i manifestanti, che sottovoce sospiravano “così rovinano tutto”, “distruggono e poi chi paga? noi come sempre”, “doveva essere una protesta pacifica”.
Facce stupite, rassegnate, timorose.
E nessuna mossa per fermare i delinquenti.
Naturalmente pochi minuti e sono arrivati i poliziotti in assetto da guerriglia.
Cariche, fumogeni, lacrimogeni. Tutto in vacca. Un bell’alibi per chi non vuole ascoltare. Un bell’alibi per chi vuole voltarsi dall’altra parte.
Anche per alcuni di noi che continuano a confondere le proteste (civili) con le distruzioni (incivili). Che preferiscono alimentare il malcontento via Facebook, seduti alla scrivania, piuttosto che cercare il colloquio con le migliaia di persone che sono scese in piazza perché non ne possono più.
Sono persone che parlano un italiano faticoso. Spesso non leggono neanche un giornale. Moltissime non hanno la laurea, e quasi nessuno ha partecipato ad un congresso.
Ma sono la linfa vitale dell’Italia, coloro che con il sudore, con le tasse, con il lavoro mantengono tutti gli altri.
E spesso noi liberali facciamo l’errore di non volerci mescolare, di non voler condividere con loro la protesta.
Certo, avremmo bisogno di organizzarci. Chi aveva il contatto con il popolo, sapeva come fare. E per le manifestazioni aveva un Servizio d’Ordine con i fiocchi. A cui non sfuggiva nulla, che dirigeva e organizzava il flusso, il movimento e il comportamento di migliaia di manifestanti.
Noi vogliamo fare un partito di massa, superare le barriere che hanno impedito ai liberali di conquistare largo consenso, ma non vogliamo sporcarci le mani.
Lo confesso, comincia a mancarmi il buon vecchio PCI (con cui non ho mai avuto a che fare)…
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