
La faccenda della multa elevata dall’Ispettorato delLavoro alla AUSER , relativa a contestazioni verso lavoratori del volontariato in forza a Budrio ha un aspetto che ci ha fortemente incuriosito e che riguarda un problema che va ben oltre le disquisizioni sul fatto specifico. Sul fatto “LA REPUBBLICA” ha pubblicato un articolo che evidenziava una situazione. Abbiamo voluto cercare riscontri e anche approfondimenti e ci siamo mossi come solito in questi casi e nella prassi del giornalismo di “reportage”. Abbiamo inviato richieste e domande ai tre soggetti interessati : AUSER, ISPETTORATO DEL LAVORO, SINDACO DI BUDRIO.
Tutti e tre questi Soggetti ci hanno risposto in modo diverso, e questo è normale.
Ma la riflessione che vogliamo fare non è sul contenuto delle risposte ma su ciò che effettivamente traspare nel rapporto con alcuni di questi Soggetti, nel caso specifico, con Ispettorato del Lavoro e con il Sindaco di Budrio.
AUSER è stato il Soggetto più reattivo, disponibile e pronto, mettendo a disposizione sia un efficiente ed efficace Ufficio Stampa che una disponibilità del suo Presidente a fornire dettagli e dati.
L’Ispettorato del Lavoro interpellato per avere un quadro esauriente dei fatti e della situazione, vista dall’occhio dell’accertatore, ha risposto in modo molto reattivo attraverso il contatto con un suo Funzionario, il Dr. Civolani, che ha tenuto a spiegarci in modo preciso che lui e chiunque altro all’interno dell’Ispettorato del Lavoro, MAI E POI MAI avrebbe potuto fornire informazioni alla stampa su ciò che era accaduto. Questo in ragione di un regolamento disciplinare interno che impegna in modo rigido gli organi operativi a NON DIVULGARE NOTIZIE ALLA STAMPA su alcuna situazione specifica, ma solo dando indicazioni generali su attività complessive dell’organo pubblico.
Chi dovesse quindi disattendere queste prescrizioni disciplinari violerebbe dunque il regolamento dell’Ente Pubblico con le conseguenze del caso.
Quindi alla Stampa il Pubblico non comunica per regolamento.
Per completezza il Funzionario Dr.Civolani, gentilissimo e molto disponibile al dialogo, ci invia un documento dal quale si evince in modo inequivocabile il DICTAT di prescrizione “NO COMMENT” ai dipendenti e funzionari pubblici nei rapporti con la Stampa.
Abbiamo molto riflettuto e alla fine abbiamo deciso che questa prescrizione fosse davvero una cosa assurda, una incomprensibile “secretazione” di attività pubblica che non deve trovare possibilità di arrivare al pubblico attraverso l’unica fonte certificata a fornire un servizio di pubblica garanzia, LA STAMPA. Un Paese che impedisce la comunicazione stampa agli organi pubblici su fatti ed atti della pubblica amministrazione sensibili nella vita sociale della gente , è un Paese che “gestisce” la libera comunicazione e non intende essere pronto a dare informazione libera e suscitare libero commento. In poche parole il nostro posto di bassissimo rilievo nella classifica della libertà di stampa mondiale si comprende e giustifica anche con questi comportamenti di assurda e pericolosa “protezione” che davvero fanno pensare ad una rete impropria di livello comunicativo gestito dal potere in modo non democratico.
Ma poi arriviamo al nostro Sindaco di Budrio che riceve la comunicazione di fornire dati sul fatto e , attraverso la sua segreteria, peraltro gentile e sempre disponibile, comunica che “IL SINDACO INTENDE RISPONDERE ALLE NOSTRE DOMANDE INVITANDOCI AD ANDARE A LEGGERE QUANTO LUI HA DETTO A “REPUBBLICA” E DA ESSA PUBBLICATO NELL’ARTICOLO RICHIAMATO”.
In poche parole il Sindaco non ha tempo da perdere e quindi invita giornalisti vari, noi in primis, a leggere gli altri giornali per avere notizia di come la pensi il nostro pubblico amministratore.
Non abbiamo molti commenti da fare e riteniamo che un Amministratore Pubblico che si sottragga alla richieste di notizie stampa , addirittura rispondendo in modo “strampalato” al giornalista che faceva il suo lavoro, di andare a leggersi un altro giornale per avere risposte, lascia davvero l’amaro in bocca e certifica il livello politico e culturale di chi evidentemente intende mancare di rispetto a chi faticosamente cerca di dare informazione indipendente e autonoma, non certamente allineata ai comunicati ufficiali resi da altre testate.
Bene in tutto questo vogliamo dare rilevanza a un aspetto davvero inquietante di questa storia.
Un fatto importante per la vita di lavoratori, volontari, cittadini e Paese, non può ricevere informazioni dirette, in prima persona, utili a raggiungere un livello di informazione democratica utile a dare al lettore possibilità di farsi una propria idea dell’accaduto. Ma quello che è grave, gravissimo, è il comportamento pubblico dei nostri dipendenti e rappresentanti, che calano sipari e siparietti andando contro ogni regola di rapporto democratico di informazione e si trincerano , alcuni dietro un regolamento che ha dell’assurdo, e altri, dietro comunicati resi ad organi di stampa privati che non sono gli organi del Comune ma solo privata stampa , peraltro ben sostenuta anche da denaro pubblico .
A noi questa cosa ha colpito e ci ha lasciato un retrogusto di disgusto . Quale Paese possiamo costruire se la democrazia dell’informazione viene ingabbiata in regole bulgare di mancata comunicazione e in comportamenti umani di arroganza e mancanza di rispetto del lavoro di chi fa pubblica informazione libera senza ricevere un ghello dal pubblico patrimonio?
Questa strada porta al baratro!!!
E il Declino lo costruiscono solo gli anonimi burocrati che mantengono divise e posizioni che non meritano.




BENVENUTI IN ITALIA
Invece di andare da chi fa veramente del nero e assume gente in nero vergogna state ucidendo il volontariato
QUID PRODEST ???