L’attualità della emergenza migratoria pone molti interrogativi ai vari Paesi che devono affrontare il problema migratorio di masse di gente che fuggono dai loro Paesi per emergenze di vario genere ma anche solo per trovare una via d’uscita alla emarginazione nel proprio paese natio. Molti commentatori si cimentano con analisi di ragioni e motivazioni e anche con la facile espressione che vede nella solidarietà e nella accoglienza il migliore viatico per mettere pace alle coscienze, spesso gravando la comunità tutta di costi e di oneri di gestione molto severi.
A prescindere comunque da queste palestre di pensiero che noi occidentali, e in particolare noi italiani, siamo adusi frequentare in costumi radical-chic da baraccone con frittelle , mai qualcuno si è domandato cosa pensino e come vivano gli immigrati questa condizione fuori dai loro paesi di origine? E cosa pensano del sistema di accoglienza offerto dal nostro Paese? e cosa pensano delle regole e leggi da rispettare nel Paese in cui vivono?
Per ragioni di Privacy e specifiche richieste di anonimato dobbiamo schermare l’identità degli intervistati . Le domande poste sono state 5 e ad ogni domanda ognuno di loro, di nazionalità diversa, ha risposto in modo evidentemente diverso
Per svolgere con semplicità la nostra intervista procederemo con il dare un nome di fantasia a ognuno indicando però la nazionalità di ognuno.
L’intervista è stata svolta da luglio 2014 in tempi diversi per ognuno degli intervistati, comunque in un periodo di piena emergenza immigrazione in Italia, gestita dalla operazione Mare Nostrum.
1) MUHAMMED LIBI Libia
2) MUHAMMED MAROC Marocco
3) SAYOTA ABIDJ Abidjan
4) BONFIS COTE D’I Costa d’Avorio
Come è arrivato in Italia?
1) con un barcone portando con me anche mia moglie e 2 bimbi. Da Clandestino
2) con un barcone , da solo, lasciando a casa moglie e 4 figli
3) attraverso vari mezzi e alla fine nell’ultimo tratto con un barcone che è anche andato a fondo a largo della Sicilia
4) con l’aereo
Perché è venuto in Italia ?E perché è scappato dal Suo Paese?
1) In Libia eravamo una famiglia serena e anche benestante. Poi è arrivata la politica estera che doveva regolare la vita sociale del Paese e portare democrazia. Io con Gheddafi ero a mio agio, lui pensava a redistribuire ricchezza e non mi interessava se era dittatore e comandava lui. Per me era una guida avveduta e buona per il Paese. Perché in Italia voi non avete corruzioni e politici che rubano?? Solo che Gheddafi le cose le faceva anche, e comunque il popolo sapeva con chi prendersela. Violento non più di altri. Ripeto noi stavamo bene ora non abbiamo più nulla, siamo stati depredati da figuri di ogni etnia. Siamo fuggiti per venire in Italia, un Paese Amico. Abbiamo dovuto prendere questa bagnarola e pagarla come una nave da crociera di lusso, facendo arricchire queste persone assurde (i barcaroli).
2) Non mi interessava l’Italia. La mia meta era la Spagna o la Francia. Sopratutto quest’ultima per via della lingua, ma l’Italia la vedevo come un luogo di transito facile da raggiungere e con pochi controlli. Il motivo della fuga dal mio Paese era la crisi di lavoro e la mia difficile situazione economica e familiare. In Marocco vivevo a Rabat ma ero sottoposto a lavori di 15 ore al giorno per una paga di meno di 10 euro al giorno. Vivevo in una casa piccola e fatiscente. Mia moglie non ha studiato e da noi le donne devono pensare alla famiglia anche se ora possono andare a fare la spesa da sole. Comunque da uomo il capo sono io e devo provvedere io alla economia di casa.A volte ho fatto un po’ di spaccio di droghe leggere.
3) In Italia perché quasi tutte le partenze erano per l’Italia e perché i bastardi gestori dei barconi dicevano che in Italia appena giunti avremmo avuto tutto e ci avrebbero anche dato casa e trovato lavoro. Comunque ci avrebbero dato soldi. Io in Abidjan ho vissuto sempre in strada. Da noi si vive in strada e la figure del papà e della mamma sono poco presenti. Siamo in strada e giochiamo con nulla. Poi quando capisci che devi arrangiarti sei già adulto e magari hai anche 3 figli . L’unico divertimento è il sesso ma ora c’è molta paura per l’AIDS.Sono scappato via perché avevo cominciato a spacciare droga per sopravvivere e le bande rivali mi avevano preso di mira. Sono dovuto scappare e il barcone per l’Italia era pronto a partire.
4) ho preso l’aereo e avevo trovato lavoro in Puglia tramite un mio connazionale che lì viveva da oltre 15 anni. Mi ha anche inviato i documenti per partire e attivare le pratiche. Poi sono arrivato in Italia in Puglia e il lavoro non c’era . Allora sono rimasto da clandestino e ho cominciato a vendere oggetti sia in un mercatino che poi in spiaggia l’estate. Esiste un mercato in mano a grossisti che vendono oggetti falsi. Ora anche mio figlio e mia moglie sono venuti qui e abbiamo deciso di vivere qui e commercializzare oggetti tipici del nostro artigianato. Siamo accolti molto bene qui in Puglia.
Ha trovato assistenza dalle istituzioni italiane e che cosa può lamentare o elogiare ?
1) siamo sbarcati in Sicilia e lì abbiamo trovato gente che sembrava più disperata di noi. Erano tutti molto indignati per gli arrivi dei clandestini. Li capisco, guardi io sono un medico, e nella bagnarola dei criminali barcaioli c’era gente di ogni genere , anche delinquenti pericolosi che nel mio paese avevano subito condanne pesanti. Io stesso con la mia famiglia stavamo in disparte , avevamo paura. Abbiamo trovato gente come noi, brava, accogliente e disponibile. Guardi tanti ci davano denari e ogni genere di assistenza di tasca loro e tutti parlavano male della macchina statale. Molti erano adirati con l’Europa. Abbiamo trovato militari impegnati e attenti, professionisti. Ogni tanto arrivava qualche politico di cui non ricordo il nome ma sembravano più visite di propaganda.Ora noi siamo a Bergamo e io sto lavorando in una azienda agricola con mia moglie. non abbiamo davvero problemi e abbiamo rifiutato ogni genere di aiuto e contributo economico statale.per l’assistenza ora contribuisco , pago e ricevo come tutti coloro che fanno lo stesso. Non capisco le moltitudini di immigrati che sono continuamente a domandare sussidi e aiuti economici e assistenziali. Ma capisco che il Vostro sistema da questo punto di vista elargisce troppo e genera molte richieste ulteriori.
2) Sono sbarcato in Sicilia a Lampedusa. Mi hanno praticamente dato tutto ciò che serviva. Anche una scheda telefonica e indumenti e scarpe nuove. Poi ho ricevuto denari con promessa di averne ancora se non avessi trovato un lavoro. Elogio il vostro sistema di attenzione a fare stare bene tutti noi, ma per onestà penso che sia un po’ troppo permissivo. Nessuno ad esempio ha valutato rapidamente le identità e assunto informazioni sulla situazione personale nel paese di origine. Mia moglie non ha il telefono a casa ma io avevo il cellulare. dopo una settimana mi sono trovato con 700 euro in tasca e ho provveduto subito a mandare 200 euro a casa. Ora sono a Bologna dove ci sono davvero tanti del mio paese. Però non mi piace molto ultimamente perché sono cominciate ad arrivare le bande di controllo e ognuno di noi deve stare attento alle regole. io per esempio sono andato a vivere a Budrio, un Paese tranquillo dove ho trovato gente in comune sempre pronta e disponibile ad ogni richiesta. Ora forse potrò sperare in un lavoro fisso e in una casa per la famiglia oltre ad una quota in denaro che mi aiuti a mettere su casa .
3) Io non ho capito molto di quello che è accaduto. Stavo in silenzio e guardavo cosa avveniva. Poi c’è stato un mio amico che mia detto che se facevo finta di non capire mi aiutavano sempre di più, come anche se dicevo che le idee politiche mi avevano obbligato a fuggire. E’ stato facile e ora vivo a reggio Emilia e sono in un gruppo di connazionali con i quali abbiamo una ottima intesa, anche se a volte loro guadagnano soldi sporchi. Io però non lo faccio, ma non è escluso possa accadere. In Italia secondo me le istituzioni sono molto permissive, e a me sta benissimo. In Francia non ci vado più sto troppo bene qui.
4) ripeto io mi sono integrato perfettamente. Ho studiato e studiamo l’italiano la sera e mia moglie ama la cucina pugliese, tranne il maiale . Il lavoro dell’artigianato sta andando benino e presto spero di aprire un posto fisso in una zona di mare .
Come vede questa emergenza di immigrazione e cosa vorrebbe che accadesse?
1) io vedo l’Italia come un Paese molto mediterraneo e anche molto vicino al bacino medio-orientale. In questa posizione geografica di prossimità le esigenze e le priorità dell’Italia non sono paragonabili a quelle della Francia, della Germania, addirittura dell’Olanda. L’Italia io la vedo, e noi libici la vediamo, come un Paese fratello. Per me era quasi d’obbligo pensare all’Italia come mia meta per uscire dall’inferno. Ma penso sia la stessa cosa per i Siriani. Credo sia differente per il Marocco, la Tunisia. l’Egitto e i Paesi dell’Africa Nera. Avevo benedetto l’accordo fra Berlusconi e Gheddafi per la cooperazione. Avrebbe aperto a enormi possibilità di sviluppo. Oggi solo lavorando per la crescita di relazioni in aree di crisi si può pensare di gestire la convivenza e la crescita dei popoli. Invece fare guerre e lasciare i Paesi in mano a tiranni che a loro volta sono in mano a Paesi interessati a fare deserto e miseria, non aiuta nessuno.La gente non dovrebbe entrare sui Barconi. L’Italia è un Paese Amico e credo che diversi paesi europei siano molto disturbati da questa naturale posizione di ottima relazione che l’Italia ha con l’area libico-siriana. Non capisco nulla di politica e di politica estera ma credo che tenere canali aperti di clandestinità sia molto sbagliato. Occorre intervenire nei Paesi di origine. Noi amiamo l’Italia e rispettiamo le leggi italiane fino in fondo.
2) io non mi sento italiano, sono Marocchino e Musulmano. Sto con la mia gente e cerco di capire il minimo indispensabile della cultura italiana . Non mi interessa e non amo questa libertà delle donne , questi costumi succinti, questa emancipazione . Per me l’Italia è un posto da dove partire al più presto, ma per ora e per convenienza sto qui fino a quando non sarà possibile vedere altri paesi Europei riaprire le porte a noi Clandestini. Le leggi italiane mi interessano se portano benefici a me. Per esempio io non mi adeguerò mai alle regole della raccolta differenziata, della vita scolastica e delle comunità italiane che si incontrano.Mi vedo con i miei connazionali e a volte capiamo che stiamo ai confini della legge, ma sappiamo che una parte della politica ci protegge. Certo se mi danno la casa e un lavoro faccio venire anche la mia famiglia.
3)L’Italia è un Paese che ti lascia sempre una via d’uscita. Qui le leggi sono rigide ma non le applica nessuno. Da noi se rubi ti tagliano la mano e quindi ci pensi un milione di volte. L’unico problema per me è il rapporto con le donne perché effettivamente il sesso mi manca, ma ultimamente alcune ragazze italiane su FB hanno cominciato a fare avances… magari è la volta buona ahahah… tutte ammiccano sulla prestazione fisica che ci rende famosi come razza nera… io mica mi tiro indietro. Vorrei però tornare nel mio Paese da ricco e potente . L’Italia non mi interessa.
4) ho già detto che l’Italia per noi è la nostra casa. Non comprendiamo questi clandestini che arrivano qui e hanno pretese di non rispettare la legge, si sentono in diritto di attendere aiuti e denari dallo Stato italiano, vorrebbero avere case e assistenza e non sapere una parola di italiano, né rispettare le leggi di questo Paese. Questa gente, e sono tanti, andrebbe rimandata a casa propria, forse anche lì non sarebbero graditi. Comunque noi pensiamo che questi sbarchi sui barconi siano da bloccare con determinazione e occorra invece attuare politiche estere di sviluppo nei Paesi di origine. Ma io e mia moglie più volte abbiamo visto gente che vendeva l’Italia come il Psese di Bengodi. Senza leggi da rispettare, con grande disponibilità politica a ricevere gente da fuori, con importanti elargizioni economiche che sicuramente fanno venire voglia di “investire” in un viaggio sulle bagnarole della morte.
Ringraziamo i nostri Amici che hanno dato un contributo importante alla comprensione e alla riflessione sul fenomeno migratorio. Non esistono soluzioni e ricette univoche e universali. Esiste una emergenza che va gestita con oculatezza, ma esiste anche una esigenza di una politica estera avveduta che apra operazioni di lavoro in quei Paesi da dove oggi tanti scappano anche e solo per interessi molto pericolosi di potentati internazionali inclini a vedere profitti nella miseria delle genti.




