Dopo banca Monte dei Paschi di Siena, indagata per lo scandalo dei derivati e in costante pressione da parte di Bruxelles che chiede l’innalzamento della ricapitalizzazione di Mps da 1 a 2,5 miliardi di euro, si sono aggiunte negli ultimi mesi due importanti istituti di credito nazionali: Banca Marche e Banca Carige, per le quali è in atto un commissariamento tempestivo da parte di Bankitalia per frenare le ingenti perdite effettuate nel corso degli anni.
Commissariata e sotto inchiesta, la Banca Marche ha un rosso totale di circa 800 milioni di euro accumulato in un anno e nessun socio disponibile alla ricapitalizzazione per circa 400 milioni di euro. I dirigenti hanno provato a giustificare questo buco ricordando alle autorità giudiziarie di aver presentato mesi fa due esposti alla Procura della Repubblica per denunciare le posizioni dubbie di 16 clienti le cui operazioni avrebbero compromesso i conti della banca e avrebbero infierito negativamente sul bilancio. In realtà ci sarebbe dell’altro, per questo la Guardia di Finanza sta esaminando l’attuale posizione finanziaria dell’istituto di credito e i commissari incaricati stanno sfogliando attentamente i libri contabili dello scorso anno.
Commissariamento voluto anche per Banca Carige, le cui ispezioni effettuate dalla Banca d’Italia hanno portato alla scoperta di un ulteriore scandalo dei derivati: l’istituto di via Nazionale avrebbe infatti scoperto “un’esposizione eccessiva e fuori dai parametri” da parte dell’istituto Carige, che avrebbe sottoscritto contratti per 7 miliardi sui titoli di Stato. Le ispezioni avrebbero inoltre “confermato la presenza di estese lacune nei sistemi di governo e controllo con conseguenze sulla gestione dei rischi”, oltre ad un’ “elevata esposizione ai rischi creditizi e reputazionali, soprattutto con riguardo alla gestione della gran mole di crediti concessi a singoli gruppi” e su “pochi settori” (porti e costruzioni). Infine, problemi anche sul versante del riciclaggio di denaro sporco, argomento per il quale la banca avrebbe “una cultura aziendale poco sensibile alla materia”.
Altri dati emersi dall’ispezione rilevano infine difformità nelle sottoscrizioni per quanto riguarda i collaterali a garanzia per 1,1 miliardi, che rappresentano il 4% della raccolta dell’istituto (26 miliardi) e il 3,5% degli impieghi (30 miliardi). Decisamente troppo.
Il commissariamento di queste banche porterà inevitabilmente ad un loro downgrade del rating: è già successo per Banca Marche, che scende da B3 a Caa1, portando Altroconsumo a consigliare ai clienti di aprire un conto corrente presso un altro istituto bancario, prima di rimanere impantanati in una chiusura anticipata della banca stessa.
La causa di tutto questo? l’imputato per eccellenza di questa crisi è quel “groviglio armonioso tra finanza, business e politica locale, perpetrato anche attraverso le rappresentanze nominate negli organi di vertice delle Fondazioni, spesso azionisti di controllo degli istituti di credito”. Un connubio che ha provocato in Italia un debito bancario pari al 59% del debito pubblico, frutto di illeciti e di patti tra potere politico e potere economico non sempre visibili alla luce del sole. Per il salvataggio di questi tre istituti servono circa 4 miliardi di euro – per l’esattezza 3,7 miliardi – senza considerare quelli non più recuperabili, la cui cifra ammonta a 11,5 miliardi di euro.




