“Un Paese sotto sforzo”, “smarrito”, “profondamente fiaccato da una crisi persistente”. Il Censis, nel 47esimoRapporto annuale sulla situazione sociale del Paese/2013, presentato questa mattina al Cnel, racconta di un’Italia dove una famiglia su quattro fa fatica a pagare tasse o bollette e il 70% è in difficoltà se deve affrontare una spesa imprevista. L’incertezza “ha preso il sopravvento” sulle famiglie assumendo “la forma della preoccupazione e dell’inquietudine”.
Ansia per il lavoro e calo di consumi. Secondo lo studio del Censis, il 14% dei lavoratori teme di perdere il posto. “Sono quasi 6 milioni gli occupati che si trovano a fare i conti con situazioni di precarietà lavorativa”, ai quali si aggiungono 4,3 milioni che non trovano un’occupazione. C’è poi una platea di 3,5 milioni di persone che ha contratti a termine, occasionali, sono collaboratori o finte partite Iva.Di conseguenza, capitolano anche le spese delle famiglie tornate indietro di oltre dieci anni. “Un quadro preoccupante – si legge nel rapporto – nel quale risulta ormai essenziale agire con rapidità in termini di radicale abbassamento della pressione fiscale, di incentivi ai consumi prontamente utilizzabili”.
Divario Nord-Sud. La situazione economica, però, cambia da Nord a Sud: il Pil pro-capite nel Mezzogiorno è di 17.957 euro, il 57% di quello del Centro-Nord, e inferiore ai livelli di Grecia e Spagna. Il Censis parla del Meridione come di «un problema irrisolto» e spiega: «l’incidenza del Pil del Mezzogiorno su quello nazionale è passata dal 24,3% al 23,4% nel periodo 2007-2012, frutto di una contrazione di 41 miliardi, il 36% dei 113 persi dall’Italia a causa della crisi».
Esodo degli italiani. In questo quadro di fragilità non stupisce la «fuga» degli italiani all’estero: nell’ultimo decennio il numero di chi ha trasferito la residenza è più che raddoppiato, da 50.000 a 106.000. Ma è stato soprattutto nel 2012 che l’incremento ha visto un boom: +28,8% tra il 2011 e il 2012. Sono soprattutto giovani: il 54,1% ha meno di 35 anni.
Aumentano gli immigrati anziani. Se oggi sono poco più di 86 mila, nel 2020 i cittadini di origine straniera in età da pensione diventeranno 315 mila, nel 2040 oltre un milione e mezzo e nel 2065 ai avvicineranno ai 3 milioni, cioè il 16,1% degli anziani in Italia. La crescita anagrafica della popolazione immigrata – avverte il Censis – sta già avendo due effetti sul welfare: in primo luogo, c’è una maggiore richiesta di servizi sociali; in secondo luogo, gli stranieri cominciano a comparire come beneficiari di titoli previdenziali.
La crisi del mattone. Annus horribilis per le compravendite di case che sono diminuite del 45% dal 2007 al 2012 e il calo potrebbe arrivare al 50 per cento a fine anno. Le famiglie che hanno manifestato l’intenzione di acquistare casa, sottolinea il Censis, sono state 907mila e solo il 53,5% è riuscito a finalizzare l’acquisto.
Il nodo scuola. Altro campanello d’allarme è quello della insufficiente scolarità complessiva confermata dall’incidenza tra i giovani Neet di persone che hanno al massimo la licenza media: 43,7%. Il 21,7% della popolazione italiana con più di 15 anni ancora oggi possiede al massimo la licenza elementare. Per quanto si tratti di un fenomeno concentrato nelle fasce d’età più anziane, un campanello d’allarme squilla per il 2% di 15-19enni, l’1,5% di 20- 24enni, il 2,4% di 25-29enni e il 7,7% di 30-59enni che non hanno mai conseguito un titolo di scuola secondaria di primo grado. Salendo di un gradino, la percentuale di 25-64enni che si sono fermati alla licenza media è pari al 43,1%.
I giovani e il wi-fi. Più del 60% dei giovani che vivono in città fino a 29 anni chiedono “che la connessione sia gratuita e accessibile”, il tutto grazie al wi-fi. Secondo il 60% dei giovani, sottolinea l’istituto di ricerca, il wi-fi “dovrebbe essere garantito al pari dell’illuminazione pubblica», mentre un altro 27% lo considera «utile ma limitatamente a determinati luoghi della città”.
Ambiente e rifiuti. Il tema della sostenibilità ambientale ha fatto molti passi avanti tra chi abita in città: il 67,5%, sa come si fa la raccolta differenziata. Un altro 20% invece, pur essendo stato informato, “è confuso e non ha idee chiare al riguardo” e un 12,6% si dichiara del tutto disinformato. Incrociando il dato con la dimensione del comune di residenza, osserva il Censis, si evidenzia un divario informativo tra piccoli centri e grandi città: in queste ultime i bene informati sono poco più della metà (54,5%), un altro 25% dichiara di aver avuto un’informazione inadeguata e ben il 20% si considera totalmente disinformato. Nei centri tra i 10mila e i 50mila abitanti questa quota è pari invece addirittura al 5%.



