Lampedusa, 4 ott. – Il mare agitato davanti Lampedusa rende più difficili stamane le operazioni di recupero dei cadaveri, un centinaio quelli che si troverebbero nello scafo naufragato a mezzo miglio dall’isola dei Conigli. A rilevarlo i soccorritori della guardia costiera impegnati insieme ai mezzi della Marina e delle forze dell’ordine. Al momento 111 i cadaveri recuperati e radunati nell’hangar dell’aeroporto trasformato in obitorio dove ieri c’è stato l’omaggio del ministro dell’Interno e del presidente della Regione siciliana.
Inviate da Porto Empedocle 120 bare. I cadaveri al momento sono disposti l’uno accanto all’altro, in un hangar, chiusi nei body bag colorati di verde o di blu o di nero. Tra quei cadaveri anche 4 bambini e due donne in stato di avanzata gravidanza. Le bare non bastano, ne sono arrivate 120 questa mattina con un traghetto da Porto Empedocle, e forse non basteranno neppure quelle. Ci sono infatti decine e decine, forse più facile pensare a un centinaio, di corpi senza vita già individuati dai sub in fondo al mare, sono eritrei, somali e ghanesi. Si ipotizza che siano almeno 200 i dispersi, ma forse sono ancora di più. C’è incertezza sul numero di persone partite per l’ennesimo ‘viaggio della speranza’ su un motopesca che sarebbe salpato da Misurata, in Libia. Ad essere salvati sono stati in 155, nel corso di una gara di solidarietà da parte dei pescatori del posto e di tutto il personale militare in servizio sull’isola. Uno scafista, un tunisino di 35 anni, è stato arrestato: risulta che già in passato era stato bloccato in Italia e rimandato nel suo Paese, ma è tornato a fare lo scafista. Lo ha riferito il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ieri pomeriggio a Lampedusa.
All’origine della tragedia vi sarebbe stato l’aver appiccato il fuoco a una coperta da parte di qualcuno dei migranti: era notte, buio in mare, e in quella maniera si voleva segnalare la presenza dell’imbarcazione ai pescherecci in zona, così da essere soccorsi. Ma l’incendio si è propagato e a decine e decine si sono spostati verso un unico punto del barcone, che ha perso l’assetto ed è quindi affondato, portandosi dietro le speranze e la vita di tanti disperati. Il Ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge chiede di rivedere tutte le norme sull’immigrazione, a cominciare dalla Bossi-Fini e chiede l’emanazione di una legge sui richiedenti asilo, coinvolgendo tutti i ministri interessati. “Sono giornate nere per l’Italia e l’Europa. Giorni di dolore e vergogna. Ho ricevuto la telefonata di Letta, ma ho chiesto al governo più coraggio e di dare segnale concreto: modificare la normativa per avere maggiore autorevolezza in Europa e più forza nel chiedere un suo intervento, affinchè si prenda carico delle sue responsabilità. Mentre questo Paese deve far valere la sua credibilità e l’orgoglio di avere salvato delle vite umane”.




