Una testimonianza ricca di interrogativi che voglio pubblicare così come ricevuta
Mi chiedo spesso se mai riusciranno, loro, ad abbatterle queste barriere architettoniche e poi mi do la risposta, ma questa mia confidenza, questo mio condividere con voi i miei pensieri, non ha un intento polemico. È un invito a riflettere, a dirvi: ehi! Ci sono anch’io e anche se sto un po’ più in basso dovreste vedermi; o guardate solo davanti a voi e non intorno a voi?
Le barriere architettoniche non si abbatteranno mai, se prima non si abbattono le barriere mentali, spesso derivanti da dei pregiudizi o paure.
Si potrebbe, ad esempio, organizzare degli eventi per sensibilizzare coloro che ancora pensano che un disabile sia un malato, o che magari, sia una persona da tenere lontana, perché può arrecare danno all’immagine di un locale.
Sembrano cose assurde al giorno d’oggi, ma posso garantire, a chi ha la pazienza di leggere, che questo succede. L’ho provato io personalmente, vedendo il disagio negli occhi del gestore di un locale che avevo deciso di cominciare a frequentare e che con il suo modo di servire mi diceva che non ero gradito.
La libertà di movimento di tutte le persone è importante. Io voglio poter prendere un treno, senza che nessuno mi debba issare a bordo, o portare al binario, andare anche in città a vedere le vetrine, fare compere e tornare dove abito senza dovermi preoccupare di guardare sull’orario se il treno che mi riporterà in paese è o non è adatto per me.
Voglio poter accedere ad un ufficio pubblico dalla porta principale, come se stessi camminando, senza dovere chiamare qualcuno, o suonare un campanello e obbligare qualcuno a scendere quei gradini che non dovrebbero esserci, costringendoli a prendere un raffreddore o vederlo sudare sotto il sole.
Voglio poter girare su una strada senza buche per poter spingere la mia carrozzina senza fare fatica.
Le istituzioni dovrebbero essere presenti e farsi sentire vicine a noi che non abbiamo la fortuna di poterci muovere liberamente. Ed invece, c’è un silenzio che ti urla dentro e ti rattrista per questa totale assenza.
A questo punto mi chiedo: perché non destinare una parte delle risorse finanziarie per rendere migliore la qualità della vita, sopratutto alle persone dotate di disabilità, ad esempio, perché non accantonare una cifra per avere i fondi necessari per adeguare le banchine delle stazioni della linea ferroviaria poste nel nostro territorio comunale in modo da permettere alle persone con ridotta mobilità di accedere ai nuovi treni recentemente acquisiti dalla Regione?
Perché non incentivare, attraverso finanziamenti e sgravi fiscali i commercianti del centro ad adeguare le entrate dei loro negozi per permettere l’accesso agli stessi a persone che sono purtroppo confinate su una carrozzina?
Il mondo, lo vedo da un’altra prospettiva, da un po’ più in basso e già è difficile per me. Invito voi a fare questa esperienza a vedere il mondo da dove lo vedo io; lo so, non è facile da accettare, ma penso che ne varrebbe la pena e forse, capireste, anche se solo in parte il mondo in cui vivo è come vedo il resto di questo mondo.



