Succede di tutto nell’Aula del Senato dopo l’intervento del presidente del Consiglio Enrico Letta: Domenico Scilipoti che nella riunione del Pdl spiega che è necessario “bastonare i traditori”. Sandro Bondi che in Aula aggredisce verbalmente Mario Mauro: vergogna, ci sei riuscito, Berlusconi cade per colpa tua e del tuo piano di una anno fa. Giulio Tremonti che in un clima da rissa esce e se ne va: “Io non partecipo al voto”, il Cavaliere che prima dice “questo è un governo delle tasse”, e poi apre: “Ho dei dubbi”, poi torna a chiudere e infine dichiara: “L’Italia ha bisogno di un governo, diciamo sì alla fiducia”. Alla fine il Cavaliere – numeri alla mano – cerca di frenare l’emorragia delle colombe. Ora si tratterà di capire cosa faranno i ‘moderati’ dissidenti: non tutti sono determinati a forzare la mano, quello più risoluto è Roberto Formigoni: “Bisogna andare avanti lo stesso” dirà nella riunione che ci sarà oggi. La battaglia si gioca all’interno del Pdl, sulla leadership e sul simbolo. Lo statuto del Pdl è chiaro: l’utilizzo del simbolo è nelle mani del segretario, ma il simbolo è di proprietà del presidente che ha la facoltà di cambiare la guida del Pdl. Un intrigo che potrebbe portare ad una guerra di carte bollate, visto che l’intenzione di Angelino Alfano è quella di tenersi il Pdl. Il progetto però è di grande respiro: quello di costituire un grande partito dei moderati, sul modello del Ppe, e con Silvio Berlusconi – qualora ne voglia far parte – solo nelle vesti di padre nobile del centrodestra. Il Cavaliere con il voto al governo cerca ora di ‘frenare’ ogni tipo di piano per scavalcarlo. Ora – ha spiegato l’ex premier ai suoi – dovranno rientrare, non possono più rompere.
Tanti in ogni caso i passaggi necessari per arrivare ad un approdo simile, ma i vari leader sono già al lavoro per questo obiettivo. Aggregando anche Luca Cordero Montezemolo e altri ‘big’ rimasti finora ai margini della politica. Il problema è che resta la diffidenza tra i vari ‘big’ moderati: Casini – viene spiegato – vorrebbe ‘spaccare’ Scelta civica e portare nel progetto solo chi proviene dal campo del centrodestra, ma i ‘liberali’ del partito resistono; Mauro chiede, invece, di lavorare tutti insieme per un polo unico, magari anche con un nuovo leader. Il primo obiettivo è quello di costituire un gruppo unico.
Si guarda anche, in proiezione futura, a Letta e ai moderati del Pd. “Nascerà così la Terza repubblica, dopo il voto in Germania non potevamo fare altro che seguire l’esempio”, dice per esempio Andrea Olivero. “Io ho messo in contatto tutti quanti, ora è chiaro che occorrerà ricomporre il quadro”, afferma Mauro. Che sia una operazione tutt’altro che minoritaria lo hanno capito anche i falchi vicini a Silvio Berlusconi che hanno consigliato l’ex premier a tornare sui suoi passi.




