Dopo Cartier e Dolce & Gabbana, anche Giorgio Armani decide di abbandonare Bologna e annuncia la chiusura della sua location in centro. Che i prezzi degli affitti in tutta la zona del quadrilatero del centro, sopratutto in Galleria Cavour, fossero “proibitivi” era risaputo, e non c’è stato verso né crisi incombente che abbia agevolato un approccio più “adatto” alla situazione economica recessiva da parte dei proprietari. A questo si aggiunga la gestione delle aree del centro come “gabbie” che respingono tanti e trattengono pochi, attraverso le giornate di chiusura e pedonalizzazione, altrimenti dette “T-DAYS” che eliminano il traffico veicolare, blindando la città, ma non portano alcun beneficio alla circolazione della gente che intenda fare shopping. Sembra che l’Amministrazione sia tutta presa da favore verso i camminamenti pedonali ma non consideri il traffico commerciale e la gestione di comodità ad esso finalizzate. Il Sindaco Merola afferma , di fronte all’ennesima grave perdita di una griffe come Giorgio Armani ” va via uno e ne arriva uno migliore..”, sarà ma Giorgio Armani è un fiore all’occhiello di questo Paese e sicuramente il leader incontrastato del Fashion System nazionale. Però a volte i proclami servono per giustificare l’ingiustificabile, quindi ce ne si fa una ragione. Intanto il degrado, la sporcizia, la desertificazione serale, la scarsa attrattività verso giovani e consumatori, la continua oppressione verso il traffico motorizzato con incredibili costi per chi intenda raggiungere e frequentare il centro, hanno reso Bologna e la stanno rendendo, una Città vuota e triste, in cui i proclami sono di vita verde, ma in un parco di cemento e pietre sporco e degradato.



