Dal diario di viaggio di Valentina Grassi
Atterriamo all’aeroporto di Siviglia, da cui proseguiremo con l’auto fino a Cordova. E’ il mese di maggio, ci sono 26 gradi. Percorriamo la “carretera nacional” verso ovest; ci sorprende il fatto che sia gratuita, tenuta egregiamente, abbellita da una fila di coloratissimi oleandri, che spartiscono la carreggiata lungo tutto il percorso. Nel paesaggio, leggermente ondulato, lo sguardo si perde in lontananza, tra distese di coltivazioni di grano e campi di girasole, dai colori vividi e saturi; il tutto è imbevuto di luce, bianca, penetrante. Notiamo, quindi, la linea dell’alta velocità, che collega le principali città della Spagna e denota, in apparente contrasto con il paesaggio immobile, che conserva l’impronta del passato, uno sviluppo delle infrastrutture inaspettato. Prima di entrare nella “ciudad” di Cordova, visitiamo i resti archeologici di Madīnat al-Zahrā, città fondata dal primo califfo andaluso, verso la fine del primo millennio. Un video multimediale, proiettato in una delle sale del Museo nelle vicinanze del sito, racconta la storia e ricostruisce la fisionomia originale del luogo; Madīnat al-Zahrā venne, purtroppo, distrutta nemmeno 100 anni dopo la fondazione, a causa della guerra civile che mise fine alla dinastia omayyade andalusa. Possiamo immaginare quanto maestosa fosse la città antica, costruita da oltre 10.000 operai, progettata su tre livelli di terrazze, dotata di una perfetta rete idrica e fognaria, che la rendeva unica nell’area mediterranea. Ancora una volta, protagonista nello spazio, è la luce. Cade sulle superfici lapidee degli archi moreschi, creando un netto contrasto tra il rilievo degli stucchi, in luce, e la base della pietra, in ombra; contrapposizione che esalta il disegno della decorazione. Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Cordova, nella quale ci addentriamo percorrendo un dedalo di strade non più larghe di due metri; costeggiamo nella penombra i muri bianchi delle abitazioni, puntellati da vasetti di colore turchese, intenso, come il tono delle imposte alle finestre. Visitiamo la mattina del giorno seguente la cosiddetta “Mezquita-Catedral”. Edificata sulla basilica visigota di San Vicente dal califfo Abd al-Rahmān I nel secolo IX, la moschea fu convertita in cattedrale da Ferdinando III di Castiglia, nel 1236, con la conseguente modifica di alcune parti della struttura in chiave gotica, poi rinascimentale, in seguito barocca. La contrapposizione evidente tra lo stile arabo-islamico della moschea e quello tardo gotico-cristiano della Cappella Reale, eretta nel centro della costruzione, rende unico il complesso. Tuttora, la Mezquita di Cordova, rimane una delle tre moschee più grandi, in termini di volume, presenti in Europa; lo spazio, scandito da oltre 800 colonne, sormontate da arcate doppie di mattoni e pietra bianca, evoca la fisionomia di un immenso giardino di palme. Proseguiamo l’itinerario in direzione di Granada, con meta Albayzín, il quartiere della città che meglio conserva l’impronta araba-berbera; nel viaggio, ci accompagna l’odore intenso del mosto di ulivo, coltivato su tutto il territorio. Il complesso monumentale più importante di Granada è l’Alhambra; la sera del nostro arrivo, visitiamo i Palacios Nazaries e il palazzo rinascimentale di Carlo V, riserviamo, alle ore diurne, la visita ai giardini e all’Alcazaba. L’atmosfera notturna, silenziosa, ci trasporta emotivamente nella dimensione storica del luogo; l’impressione è quella di trovarci in un paradiso, esattamente quello che i Nasridi volevano riprodurre idealmente nei “palacios”. Su tutto l’edificio interno, gli azulejos andalusi rivestono il livello inferiore delle pareti, cui segue una decorazione continua e ritmica di stucchi in stile arabo, con motivi floreali, geometrici e diciture religiose. Le stanze si aprono sui patii, attraverso loggiati aperti di colonne snelle e archi in stile moresco; fontane e piante disegnano la geometria del patio, in modo simmetrico e preciso, pennellati dalla luce della Luna. La mattina successiva entriamo nuovamente nell’Alhambra, iniziando la visita dai giardini. La cura di questi spazi è prossima al virtuosismo; fiori, piante e fontane sono concepiti come elementi decorativi funzionali alla costruzione del giardino, che appare perfetto, specchio di una natura regolata, “addomesticata”, secondo l’estetica del tempo. Fiori coloratissimi, per lo più rose, petunie e ciclamini, dipingono le aiuole come fossero opere d’arte. Dopo essere usciti dai giardini, saliamo sulla torre militare dell’Alcazaba e successivamente entriamo nel Palazzo di Carlo V. La costruzione è in stile rinascimentale, evidente nella lavorazione a punta di diamante delle pietre di costruzione e nel cortile centrale, perfettamente circolare, in contrapposizione alla pianta quadrata dell’edificio. Prima di ripartire, visitiamo la Cappella Reale, dove sono custodite le tombe monumentali dei sovrani di Spagna Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia, Filippo il Bello e Giovanna la Pazza. Da Granada, ci dirigiamo verso Ronda, da cui proseguiremo per Arcos de la Frontera. Ronda si trova in cima a un promontorio scosceso, spaccato e attraversato centralmente dal fiume Guadalevin; le due parti del massiccio sono collegate dal Ponte Nuevo, che costituisce l’architettura dominante della cittadella. La struttura, formata da due archi sovrapposti, risulta perfettamente integrata con il territorio circostante; le estremità del ponte, infatti, si confondono con il promontorio su cui si innestano, creando una sensazione di continuità cromatica tra roccia e architettura. Ci soffermiamo ad ammirare il panorama delle sierre attorno a Ronda, che in spagnolo significa, appunto, “circondata”. Proseguiamo l’itinerario verso Arcos de la Frontera, detto il “Pueblo Blanco”. Lo vediamo in lontananza, verso sera, quando le luci calde del tramonto disegnano un alone aranciato, incandescente, attorno alla geometria bianca, irregolare, del paese. Lo visitiamo il giorno successivo, illuminato dal sole. Arcos è costruito su un piccolo promontorio, la cui sommità, occupata dal castello, si raggiunge salendo le ripide vie tra le abitazioni in muratura bianca, con le tipiche inferriate sporgenti alle finestre. Visitiamo la chiesa, i giardini andalusi, il museo civico; entriamo nelle botteghe artigiane che raccontano la vita tradizionale del paese. Nell’aria fresca della mattina, si respira il profumo degli oleandri e delle campagne circostanti. Partiamo allora per Siviglia, l’ultima tappa del nostro viaggio; scegliamo, questa volta, una strada secondaria, che ci conduce attraverso un altopiano verde smeraldo, tappezzato da campi regolari di girasole. Nella capitale dell’Andalusia, alloggiamo a Triana, quartiere popolare, famoso per l’elevata presenza di locali tipici e per la produzione degli azulejos. Con “azulejo”, viene indicata una ceramica dalla caratteristica superficie vitrea, che rende “liquido” l’aspetto del colore con cui è dipinta, primo fra tutti, il blu oltremare. A questo tono, si aggiungono le ocre, gialla e dorata, i colori della terra andalusa, che troviamo con frequenza nelle cornici esterne di abitazioni e palazzi. A Siviglia, visitiamo prima la cattedrale, emblema dello stile gotico in Spagna, poi la Plaza de Espana e i giardini di Maria Luisa. Sorpendente è l’Alcázar, uno degli esempi maggiori di stile mudéjar, l’espressione artistica sorta nel periodo successivo alla conquista cristiana della Spagna, quando i musulmani poterono coesistere pacificamente con il nuovo potere, mantenendo inalterata la loro cultura. Lo stile mudejar nasce, quindi, dalla contaminazione tra elementi stilistici di cultura rinascimentale, andalusa e musulmana. Ancora una volta riflettiamo sulla cura dello spazio comune, dei luoghi, tutti, nessuno escluso. Siamo al termine del nostro itinerario, introduciamo l’ultimo colore: il “rojo”. Rosso è il colore della cinta lignea, che separa il campo di sabbia fina e dorata dalle tribune bianche, nella Plaza de Toros; rosso è il colore dei “lunares” (pois), che decorano i vestiti delle ballerine di flamenco; rosso è il colore del “sentido”, la passione che accomuna e mantiene vive queste tradizioni popolari. Andalusia: dignità e fierezza, orgoglio di appartenere a una “tierra”, dove culture molteplici hanno lasciato un segno indelebile, nel territorio come nel sentimento; luce, calore, colore, nello spazio come negli animi dei suoi abitanti.
- Siviglia, patio
- Ronda, “Ponte Nuevo”
- Siviglia, “Plaza de Toros”
- Siviglia, “Plaza de Espana”
- Granada, “Palacios Nazaries”, giardino
- Cordova, “Mezquita Catedral”
- Cordova, “Mezquita Catedral”
- Cordova, sito archeologico di Madinat Al Zahra
- Cordova, sito archeologico di Madinat Al Zahra
- Cordova, sito archeologico di Madinat Al Zahra
- Girasoli
- Cordova, centro città
- Siviglia, azulejo di Triana
- Panorama sulla campagna dell’Andalusia da Arcos de la Frontera
- Tramonto su Arcos de la Frontera
- Arcos de la Frontera
- Siviglia, Parco di Maria Luisa






















