Mario Monti lascia la guida di Scelta Civica. La decisione è stata presa dopo l’approvazione della legge di Stabilità da parte del Governo per i dissapori sorti con Pier Ferdinando Casini e il ministro Mario Mauro. Monti, critico nei confronti della manovra che considera soddisfacente quanto al rispetto dei vincoli europei, timida per quanto riguarda la riduzione delle tasse e insoddisfacente per quanto riguarda l’orientamento alla crescita, si ritrova 11 suoi senatori (molta parte del gruppo a Palazzo Madama) che firmano un documento in cui si dà parere contrario. L’ex premier prende le distanze, si diceva, in particolare dal ministro Mauro. “In questi giorni – scrive – il senatore Mauro, con dichiarazioni ed iniziative, è venuto preconizzando, da un lato, una linea di appoggio incondizionato al Governo, posizione legittima, e naturale in chi fa parte di un governo, ma che non è la linea di SC”.
L’altra questione che ha generato lotte intestine in SC riguarda l’antimafia, dove c’era un accordo di maggioranza per eleggere presidente il capogruppo alla Camera del partito fondato da Monti, il cattolico Lorenzo Dellai. Peccato che uno dei tre componenti di SC in Commissione, l’imprenditore catanese Andrea Vecchio, sconfessa pubblicamente e molto duramente la candidatura di Dellai rilanciando la propria.
Monti prendendo atto della spaccatura venutasi a creare, con un gesto forte, decide di rassegnare le dimissioni sottolineando di non potere non intendere la dichiarazione degli ‘undici senatori più uno’, il ministro Mauro, come una mozione di sfiducia nei suoi confronti.



