Conclusa a Firenze la tre giorni della Leopolda 13 con l’intervento di Matteo Renzi acclamato da migliaia di persone, il sindaco del capoluogo toscano dice “chiedo riforme e una legge elettorale che non lascino più spazio alle larghe intese e agli inciuci, ma questo non vuol dire che sono contro il Governo, niente uomo solo al comando, ma neppure niente paura di essere leader – ha chiarito il sindaco di Firenze – Se qualcuno pensa che da solo dopo i disastri fatti possa risolvere i problemi, sta sbagliando. Ma non significa che questo qualcuno debba tirarsi indietro perchè ha paura della parola leadership. Leadership non è una parolaccia, ditelo a quelli della sinistra”, ha detto. “E’ la voglia di provarci personalmente sapendo che non sei indispensabile, ma uno dei tanti”, ha sottolineato. “La sinistra che non cambia si chiama destra”. Serve una legge elettorale per cui, quello che governa – ha detto – è per cinque anni responsabile, una legge elettorale che funziona è quella dei sindaci”. Renzi ribatte a chi, specie nel suo partito, in questi giorni ha accusato la convention di essere fatta troppo di effetti speciali e poco di contenuti. “Noi incolti, barbari, semplici? Qui serve una rivoluzione della semplicità”, scandisce tra gli applausi . “La vera strada – attacca – è la semplicità: parlare chiaro a tutti, non avere la puzza sotto il naso, parlare di politica in maniera semplice”. Renzi ha chiesto a gran voce una riforma della giustizia. “Italia, Europa, lavoro, educazione, quattro punti a cui corrisponderanno quattro iniziative concrete se guideremo noi il Pd. Essere di sinistra – continua Renzi – non è parlare di lavoro ma è creare un posto di lavoro in più. Credo che ci sia qualcosa di sinistra se c’è un posto di lavoro in più e non uno in meno”. E allora, “chi fa l’imprenditore fa l’eroe perché crea posti di lavoro”. L’intervento si è concluso con l’appuntamento alla Leopolda del prossimo anno per fare una verifica di quello che a un anno di distanza sarà stato fatto.



