Pubblico integralmente questa lettere tratta da “Repubblica”
Nel dicembre 2010, dopo un ricorso, il Giudice di pace mi disse che entro 18 mesi sarebbe arrivata la sentenza.
Il 30 maggio scorso (dopo 30 mesi) mi arriva una raccomandata verdina: “atti giudiziari”.
Dentro però non c’era la sentenza. C’era un foglietto: comunicava che la sentenza era stata depositata presso la casa comunale di Roma in via Petroselli 50.
Ci vado. Non mi danno la sentenza ma un foglio con gli estremi della stessa, da ritirare in via Teulada.
Vado in via Teulada (dove non esiste un usciere al quale rivolgersi). Mi metto in fila davanti alla porta “consegna copie”. Per puro caso, parlando, scopro che prima devo passare all’ufficio “richiesta copie”.
Arrivato all’ufficio “richiesta copie” scopro che per fare la richiesta bisogna avere un numeretto, altrimenti ci si mette in fila a proprio rischio perchè alle 12 in punto l’ufficio chiude.
Naturalmente sono tornato a casa senza aver nemmeno potuto fare la richiesta.
Ma è così difficile richiamare la sentenza al computer e spingere il tasto “stampa”?
Il 30 maggio scorso (dopo 30 mesi) mi arriva una raccomandata verdina: “atti giudiziari”.
Dentro però non c’era la sentenza. C’era un foglietto: comunicava che la sentenza era stata depositata presso la casa comunale di Roma in via Petroselli 50.
Ci vado. Non mi danno la sentenza ma un foglio con gli estremi della stessa, da ritirare in via Teulada.
Vado in via Teulada (dove non esiste un usciere al quale rivolgersi). Mi metto in fila davanti alla porta “consegna copie”. Per puro caso, parlando, scopro che prima devo passare all’ufficio “richiesta copie”.
Arrivato all’ufficio “richiesta copie” scopro che per fare la richiesta bisogna avere un numeretto, altrimenti ci si mette in fila a proprio rischio perchè alle 12 in punto l’ufficio chiude.
Naturalmente sono tornato a casa senza aver nemmeno potuto fare la richiesta.
Ma è così difficile richiamare la sentenza al computer e spingere il tasto “stampa”?
Il nostro Paese muore di asfissia . Manca l’aria e occorre immettere ossigeno in un sistema che era stato creato e concepito negli anni 50 per dare vita a protezioni e vantaggi di classi e categorie che in quei tempi intesero dividersi oneri ed onori di scelte importanti, coraggiose, ma molte volte motivate da interessi soggettivi rappresentati da partiti importanti che intesero accordarsi molto bene sulle limitazioni da porre alla libertà operativa dei Cittadini.
La burocrazia fu il parto peggiore di quella classe politica di destra,sinistra e centro che senza alcuna contrarietà fra le parti decisero in modo omogeneo e univoco di dare vita a questo sistema di controllo gerarchico di timbri e controtimbri che permetteva ad ognuno di accaparrarsi una fetta di elettorato da sostenere a botta di posti pubblici da elargire a fronte di voti da ricevere , con buona pace della ideologia filosofica dei grandi partiti di varie direzioni.
Questo sistema di gerarchia e di burocrazia dei passaggi ha vissuto per oltre 50 anni fino ai giorni nostri con costi giganteschi di lavoro, inefficienze , improduttività cronica, e con il solo vantaggio soggettivo di mantenere posti di lavoro ricoperti da gente che poi sicuramente generava voti di ringraziamento. Chi , godendo dei privilegi di un posto fisso pubblico in stanze nascoste con mansioni di timbro umano, avrebbe mai “tradito” il suo datore di lavoro occulto che gli aveva procurato impiego a carico di costi della comunità??? In un periodo di crescita e di sviluppo ogni situazione può avere il suo perchè e trovare la sua sopravvivenza. In un periodo di “vacche grasse” non si va per il sottile e l’abbondanza genera accondiscendenza. Quando poi, come ora, le vacche sono scheletri , ci si rende conto che questa politica di gestione arroccata sulla difesa del posto pubblico destinato ai timbri gerarchici è davvero ASSURDA!
Ma quale illuminato Politico sarà in grado di effettuare la scelta di AZZERARE le inefficienze??
Quale illuminato politico sarà im grado di proporre il disegno di legge di PARIFICAZIONE di DIRITTI e DOVERI fra PUBBLICO e PRIVATO?
Quale politico sarà in grado di proporre l’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE E REGIONI AUTONOME ?
Abbiamo registrato il parere della Corte Costituzionale che ha rigettato la norma che riduceva i trattamenti economici dei giudici, di fatto riportando la casta ai privilegi precedenti.
Su questa strada non sarà possibile permanere a lungo e non sarà accettabile rimanere inermi e succubi di fronte allo spreco gerarchico strutturato e strutturale.
Qualcuno sta parlando di “rivolta” e di “rivoluzione” , termini che invocano alla ribellione e alla sommossa non pacifica. Molta gente per strada riconosce che solo una azione forte e una guerra potrebbe davvero porre fine a quelle rendite di posizione che sono difficilmente rinunciabili da parte di chicchessia e quasi inverosimilmente attuabili da perte di chiunque sia oggi rappresentante eletto proprio da quei cittadini che in larga misura sono fruitori di questi vantaggi.
Concludo con la “speranza” che ciò non avvenga.
Temo che gli ingranaggi siano davvero compromessi e la corda sia rotta.
Gaetano Memmola



