Traduzione integrale in italiano dell’articolo Recycling: Can It Be Wrong, When It Feels So Right?, tratto dal Cato Unbound del Cato Institute, di Michael C. Munger, professore di scienze politiche ed economiche alla Duke University.
Quasi tutto ciò che si è detto circa il riciclaggio è sbagliato, o quantomeno nessuna delle conoscenze convenzionali è completamente vera. Vorrei iniziare con due delle affermazioni più comuni, entrambe alquanto false:
- Tutto ciò che può essere riciclato dev’essere riciclato. Così che si abbia l’obiettivo di una regolamentazione a rifiuti zero.
- Se il riciclaggio ha un significato economico, il sistema di mercato si prenderebbe cura di esso. Quindi nessuna regolamentazione è necessaria, e in effetti l’azione dello Stato è dannosa.
Se una di queste due affermazioni fosse vera, allora il dibattito sarebbe finito. La verità è più complicata di quanto qualcuno osi ammettere.
Ci sono due tipi generali di argomenti in favore del riciclaggio. Il primo è «questa roba è troppo preziosa per essere gettata via». In quasi tutti i casi, questo argomento è falso, e quando è vero il riciclaggio sarà volontario; pochissima azione dello Stato è richiesta. Il secondo è che il riciclaggio sia più economico rispetto alle discariche dei rifiuti. Questo argomento potrebbe essere corretto, ma è difficile da giudicare, perché i funzionari devono mantenere i prezzi della discarica artificialmente bassi al fine di scoraggiare lo scarico illegale e gli incendi. Empiricamente il riciclaggio è quasi sempre notevolmente più costoso dello smaltimento in discarica.
Dal momento che non siamo in grado di utilizzare il sistema dei prezzi, le autorità ricorrono a pretese moralistiche, cercando di convincere la gente che il riciclaggio sia qualcosa che i buoni cittadini fanno. Ma se il riciclaggio è un imperativo morale e l’obiettivo sono i rifiuti zero, non un ottimale dei rifiuti, il risultato può essere in perdita al netto delle risorse che il riciclaggio avrebbe implementato a risparmiare. In ciò che segue, illustrerò i problemi con ciascuno delle due fallacie principali sul riciclaggio (obbligatorio e sul mercato puro) e poi volgerò l’attenzione al problema degli imperativi morali.
UNA VISITA AD OZ
La mia prima esperienza con il dibattito sul riciclaggio è avvenuta nel 2008, quando mi fu chiesto di essere relatore ad una conferenza a Freemantle, in Australia. La conferenza si chiamava ‘Australia Ricicla!’ ed era un raduno di professionisti del riciclaggio e fornitori di attrezzature per tutto il Pacifico. Io ero chiaramente la capra lasciata come esca da far mangiare al tirannosauro.
L’argomento principale era che i prezzi di mercato, le scelte non emotive o derivanti da regolamentazione, fossero le migliori guide per una comunità che dovesse cercare di riciclare un particolare materiale . Nessuno deve dirci di fare quelle cose perché il prezzo è una buona guida. Rottamiamo le automobili perché sono fatte di un metallo avente un valore. Il riso rimasto col pollo in frigo, il giorno dopo lo buttiamo nel cassonetto. La carta igienica, beh quella la buttiamo via dopo l’uso.
Mi ero concentrato sul vetro, in particolare sul tipo di vetro verde utilizzato per le bottiglie di vino. Il vetro è pesante ed inerte, ciò significa che è costoso da produrre e gestire, oltre ai problemi di rottura e taglio nella lavorazione. Il vetro è innocuo in una discarica e si frantuma in qualcosa di molto simile alla sabbia da cui proviene.
Il vetro può essere macinato ed è chiamato “rottame”, il che non è molto prezioso. Il rottame misto, anche se dal vetro, diventa nero opaco; e per evitare tale mistura è richiesto del tempo. I riciclatori sembrano credere che tutto debba essere conservato, tranne il tempo, l’unica risorsa che non possiamo produrre in più.
L’alternativa al riciclaggio del vetro verde è quella di utilizzare dei materiali vergini (come la sabbia) e aggiungere dei composti chimici e il colore richiesto. Un metro cubo di rottame di vetro misto può effettivamente essere molto più costoso da convertire in vetro utilizzabile di un metro cubo di sabbia, a seconda delle condizioni. Ciò significa che il “riciclare”, quando si sommano ai costi del carburante e dell’impatto dell’inquinamento la raccolta di piccole quantità di tali materiali dai quartieri, in realtà necessita di più energia, e di un maggior spreco di risorse, rispetto all’utilizzo di materiali vergini.
Ci sono delle eccezioni. Se i costi di smaltimento sono elevati e non vi è domanda effettiva per il rottame di vetro, allora il vetro verde è altamente riciclabile. L’esempio migliore è nel nord della California, con un terreno altamente valutato, una grande popolazione, e un sacco di produttori desiderosi di mettere il vino nuovo in bottiglie riciclate.
Eppure, visti i costi e la mancanza di domanda nella maggior parte dei settori, le opportunità ecologicamente responsabili per il riciclaggio di vetro verde sono rare. Come risultato, centinaia di comuni in tutti gli Stati Uniti hanno cercato di sospendere i loro programmi di riciclaggio di vetro. [1] E’ interessante notare che, in alcuni di questi (tra cui la mia città di Raleigh in North Carolina) ci sono stati ostacoli giuridici o politici che hanno costretto la ripresa della raccolta porta a porta di vetro. I cittadini hanno votato per costringere la città a raccogliere il vetro in quei bidoni di plastica, perché a loro non piaceva buttar via il vetro. Il vetro viene raccolto, trasportato al centro di riciclaggio, sia in sacchi o in scatola, e poi spedito con un camion differente verso la discarica. In effetti, i cittadini stanno pagando di più la città per buttare via il vetro, dato che pretendono che esso sia riciclato. [2]
Mentre stavo spiegando la mia presentazione, mi ha sorpreso la reazione del pubblico della conferenza. Non erano arrabbiati, erano annoiati. Quando ho finito, un uomo si alzò e diede quello che sembrava essere la risposta di tutto il pubblico, dato il loro annuire e sorrisi: «Guardi, professore, che lo sappiamo tutti. Tutti sanno che ci sono problemi con il vetro verde. Tutti comprendiamo che non esiste un mercato per i rottami di vetro. Ma non importa. La cosa principale è quello di convincere la gente abituandola al riciclaggio, perché è la cosa giusta da fare».
Credo che non sarei dovuto restare sorpreso, dal momento che tutti i presenti hanno trascorso la loro vita nella vendita di attrezzature per il riciclaggio per le città e i governi locali. Ma cerchiamo di essere onesti: nessuno in quella stanza era cinico. Nessuno ha pensato che quella fosse una frode come l’ho reputata io. Il riciclaggio dà alle persone la possibilità di esprimere la loro preoccupazione per l’ambiente, e la preoccupazione per l’ambiente è cosa buona. Certo a volte l’effetto reale sull’ambiente è dannoso, come nel caso del vetro verde, ma questo è un piccolo prezzo da pagare per sviluppare le giuste abitudini mentali. Non mi ero sbagliato, solo che non capivo i loro obiettivi.
IL PROBLEMA ECONOMICO DEL RICICLO
Una volta ho proposto un gioco mentale [3] per determinare se qualcosa sia una risorsa o solo spazzatura da smaltire al costo più basso possibile, compresi i costi per l’ambiente. La risposta deriva dal prezzo. Se qualcuno ti paga per essa, è una risorsa. Oppure, se è possibile utilizzarla per fare qualcosa di diverso che la gente vuole, e farlo a prezzo inferiore o a maggiore qualità di quanto si possa fare senza essa, allora essa è anche una risorsa. Ma se devi pagare qualcuno per prenderlo, allora essa è spazzatura.
Come società dovremmo riciclare le risorse non la spazzatura. Il riciclaggio delle risorse consente di risparmiare risorse. Il riciclaggio dei rifiuti consuma le risorse. Naturalmente, le idee di “prezzo” e “costo” sono state qua un po’ vaghe, perché i prezzi che osserviamo in un mercato non riescono a cogliere la totalità dei costi di opportunità o altre alternative ad esse. Quindi la formulazione di cui sopra, per essere valida, avrebbe richiesto informazioni sui prezzi “corretti”.
Ricordate, ciò che è in questione qui è il riciclaggio obbligatorio. Il riciclaggio volontario viene fatto perché è più economico, consente di risparmiare risorse per definizione, e accadrà senza l’azione di alcun genere da parte dello Stato, diversamente dalla solita applicazione dei contratti e diritti di proprietà. [4]
Ci sono due assai differenti programmi di riciclaggio obbligatori. Questi sono (per definizione) le politiche che richiedono alla gente di riciclare dei beni che sembrano essere spazzatura, non delle risorse. Le due spiegazioni sono: 1) risorse che in realtà sono preziose ma i mercati le sottostimano nel prezzo, e 2) le discariche sono scarse, pericolose o necessitano di sovvenzioni per evitare la concorrenza a prezzi inferiori, il che significa che il buttare via le risorse è troppo a buon mercato [5]
SOTTOSTIMARE NEL PREZZO IL VALORE DELLE RISORSE
Sembra che il buttare via qualcosa debba essere uno spreco, e che sarebbe meglio riutilizzarlo in qualche modo. Lo Stato del North Carolina, dove vivo, ha una legge contro lo smaltimento dei rifiuti del giardino in una discarica standard. Questo è ragionevole. I rifiuti di giardino si decompongono naturalmente e si trasformano in compost, affinché possa essere smaltito in modo più sicuro rispetto a quei rifiuti pericolosi che abbiamo messo in discarica. Ma la città di Durham, dove si trova la Duke University, ha deciso che avrebbero fatto di meglio. Il consiglio comunale ha richiesto a tutti i cittadini di smaltire i propri rifiuti di giardino porta a porta, venendo raccolti da camion comunali e portati all’impianto di compostaggio della città.
La città ha raccolto il pagamento di una tassa extra di circa 60 dollari a ciascuno dei residenti per il funzionamento di questo servizio. Le spese erano di gran lunga superiori a quella cifra, ma la teoria era che i rifiuti da giardino compostati rivenduti avrebbero potuto pagare il resto dei costi dell’operazione. Meglio ancora, non ci sarebbe stato alcun bisogno di porre in discarica i rifiuti da giardino una volta che l’operazione fosse in funzione: i rifiuti da giardino, il compost, sarebbe stati risolti, senza sprechi o qualsiasi altro tipo di smaltimento.
Il problema è che gran parte dei rifiuti da giardino erano grandi ceppi e rami d’albero, derivanti da diversi uragani e grandi tempeste. Il “compost” è diventato rapidamente “lo stupido ceppo” un enorme mucchio di spazzatura. L’idea che la roba fosse preziosa era proprio sbagliata. Era spazzatura, non “oro nero”.
E poi ha preso fuoco. La combustione spontanea in profondità all’interno dell’accumulo, un risultato comune della decomposizione e della pressione, ha trovato abbastanza ossigeno per cominciare a covare sotto la cenere. La città ha cercato di spegnere l’accumulo, ma questo ha solo peggiorato il fumo prodotto. Il fuoco non è stato completamente estinto per settimane, e le case prossime per miglia sottovento si sono lamentate dell’inquinamento. Così i rifiuti per i quali i proprietari delle abitazione avevano pagato un extra per il loro riutilizzo furono invece imbrogliati dall’esito della principale struttura di raccolta della spazzatura.
Ma ricordate, la legge vieta lo smaltimento dei rifiuti da giardino nelle discariche in North Carolina. Quindi, Durham ha spedito tutta la sua spazzatura, compresa l’erba tagliata ad una discarica a più di 85 miglia di distanza a Lawrenceville, in Virginia. Le spese di pulizia e il costo extra per Durham sono costate un milione di dollari rispetto allo smaltimento in discarica.
I cittadini di Durham erano disgustati, ma non nel modo che ci si sarebbe potuto aspettare. La gente come Frank Hyman, un progettista di giardini ed ex membro del Consiglio della città, hanno sostenuto che avevano pagato per la raccolta dei rifiuti da giardino, con la promessa che la città li avrebbe riutilizzati perché erano preziosi. «Questa è la mia aspettativa, e credo che sia l’aspettativa della maggior parte delle persone. Un sacco di persone possono essere arrabbiate quando sentono che la città ha spedito dei rifiuti da giardino alla discarica», disse Hyman. [6]
Questo tipo di reazione è comune, ed è una delle ragioni principali per cui molte persone sostengono il riciclaggio. La roba che stiamo buttando via sembra troppo preziosa per essere buttata via. Il problema è che se i rifiuti da giardino fossero una risorsa, allora il camion guiderebbe su e giù per le strade del tuo quartiere, offrendo un prezzo per i vostri sacchi d’erba. Questo non succede perché non sono davvero preziosi.
Certo, ci sono delle eccezioni. Le lattine di alluminio, alcuni tipi di carta e il cartone ondulato sono tutti di valore, una volta che vengono selezionati e raccolti in contenitori ad alta densità in cui il volume sia abbastanza grande per il riciclaggio su scala industriale. Potreste aver visto persone senza fissa dimora ricercare tra l’immondizia le lattine di alluminio: possono vendere esse per circa 50 centesimi di dollaro per libbra, ovvero circa 1,3 centesimi per lattina. Il fatto che le persone possano vendere alcuni prodotti riciclati significa che vi è un mercato, quando la roba è davvero preziosa.
DISCARICA: COSTO E SCARSITÀ
Il secondo argomento a favore del riciclaggio è il seguente, anche se la roba non è di valore, è più conveniente riciclarla che buttarla in discarica. L’argomento che ho fatto sopra, potrebbe essere riassunto così: «lasciamolo fare ai mercati, e se i mercati non possono farlo non dovrebbe essere fatto!» basandosi sul confronto di due prezzi: il prezzo di cessione attraverso l’autotrasporto dei rifiuti ad un discarica, e il prezzo di cessione attraverso il riciclaggio. E’ importante includere tutte le spese di ambedue gli approcci, il che è difficile in quanto ci possono essere una serie di costi esterni imposti da ciascun metodo. Ma l’argomento per abbandonare il riciclaggio obbligatorio (ricordate, il riciclaggio volontario è sempre economico) ha alla sua base il confronto tra questi due prezzi di smaltimento.
Empiricamente, questo spesso, è a sfavore per il riciclaggio. Il riciclaggio, inclusi i costi per la raccolta dei rifiuti in minuscole quantità miste, trasportando i rifiuti ad un impianto di smistamento, la pulizia, il re-imballaggio, e quindi il nuovo trasporto, spesso per grandi distanze, ad un mercato che comprerà la merce per un certo uso, è quasi sempre più costoso dello smaltimento dei rifiuti in discarica in una struttura locale.
Il problema è chiaro una volta che arriviamo a capire il problema del prezzo per lo spazio in discarica. Se ci sono solo due alternative per i rifiuti, discarica o riciclaggio, allora le discariche devono essere apprezzate dalla somma del costo d’opportunità dello spazio utilizzato per la discarica e dalle esternalità e dai costi di gestione di inquinamento derivanti dallo smaltimento in discarica. [7] In queste circostanze il confronto dei prezzi sarebbero validi se i costi del materiale riciclato fossero minori del costo economico pieno in discarica, allora la messa in discarica sarebbe economicamente giustificata. Naturalmente, se quelle erano le uniche due opzioni, il riciclaggio sarebbe volontario fino al limite in cui il prezzo della merce riciclabile rientri nel costo di smaltimento in discarica.
Ma così non è nel prezzo delle discariche, e per buoni motivi. C’è una terza alternativa, o un’intera categoria di alternative, allo smaltimento o riciclaggio in discarica. [8] Tale alternativa è la concorrenza a prezzi inferiori, il bruciare illecito ed illegale o altre forme extra-legali di smaltimento “libero”. Il problema è che queste alternative sono “libere” dall’allocazione illegale o dall’incendio. L’impatto sulla società può essere orribile.
Una soluzione potrebbe essere quella di sorvegliare lo scarico illegale o i luoghi d’incendi dolosi. Noi cerchiamo di fare questo, ma con una concorrenzialità facile, il bruciare i rifiuti nelle zone rurali è molto difficile da sorvegliare in modo efficace. Un’altra soluzione, quella che generalmente avviene, è il sovvenzionare lo smaltimento in discarica. In effetti, si paga molto meno per lo smaltimento in discarica rispetto ai costi effettivi per la società.
Purtroppo, lo smaltimento in discarica è in realtà abbastanza costoso, in termini di costi economici reali e di esternalità. Ma dato che la concorrenzialità è anch’essa molto costosa, il sussidio implicito ottimale è abbastanza grande affinché il prezzo pagato per lo spazio in discarica sia trascurabile.
E questo, amici miei, è il motivo per cui il riciclaggio obbligatorio dev’essere giustificato: non possiamo pagare un prezzo economicamente “corretto” per discariche alternative a quelle legali, perché poi molti ricorrerebbero alle alternative illegali (allo scarico e all’incendio). Il riciclo è economicamente giustificato se costa meno del vero costo sociale complessivo di smaltimento in discarica, ma non possiamo davvero pagare quel prezzo per la discarica. Così abbiamo sottostimato il prezzo dello spazio in discarica e poi cercato di convincere la gente a deviare il più possibile i rifiuti verso la discarica, se il riciclaggio costasse meno rispetto al “vero” prezzo invisibile. Di conseguenza, coloro che hanno sostenuto che i mercati non beneficiano di aiuti in grado di gestire questo problema sono almeno in parte in errore: affinché i mercati funzionino, dobbiamo ottenere dei prezzi giusti. Ma i prezzi sono qui distorti, contro il riciclaggio, anche se per una buona ragione (vogliamo evitare la concorrenza casuale). Quindi, la risposta è la richiesta di riciclaggio, anche se sembra più costoso, perché il riciclaggio possa essere inferiore al “vero” costo di smaltimento in discarica.
MORALE, NON MERCATO
Naturalmente, il lettore più attento può aver rilevato un difetto nella giustificazione logica per il riciclaggio obbligatorio. Se la somma del prezzo “reale” per discarica provoca concorrenza a prezzi inferiori, perché il riciclaggio obbligatorio (e i suoi costi) non hanno lo stesso effetto? Dopo tutto, se il riciclaggio è costoso (anche se di meno rispetto al vero costo di smaltimento in discarica), allora la somma dei costi indurrà a una concorrenza illegale a prezzo ridotto, giusto? In realtà, qualsiasi costo superiore al prezzo (presumibilmente ottimale) di smaltimento in discarica dei rifiuti, devia i rifiuti verso la concorrenza a basso costo. Se questo non fosse vero, potremmo pagare un prezzo più alto per le discariche. Non dovremmo sovvenzionare anche il riciclaggio?.
La risposta è molto più complicata dello spazio qua a mia disposizione, ma vale la pena notare che noi di fatto sovvenzioniamo pesantemente il riciclaggio. Ci sono bidoni di plastica colorata, le squadre di lavoro, e dei camion speciali che viaggiano in giro per i quartieri raccogliendo spazzatura, come se fosse un bene prezioso.
L’importo della sovvenzione di per sé non sarebbe però sufficiente. Dobbiamo usare un’altra arma per rendere obbligatorio il lavoro di riciclaggio, e non solo nel spostarlo maggiormente dalle discariche abusive. L’arma è la persuasione morale: si dovrebbe riciclare perché le persone buone riciclano, e il riciclaggio è la cosa giusta da fare. Sembra una cosa di poco conto, ma in realtà cambia tutto. Come potremmo asserire che il riciclaggio è più conveniente, dal momento che in realtà non conosciamo il prezzo “corretto” delle discariche? Abbiamo semplicemente il presupposto che il riciclaggio sia la cosa giusta da fare, e quindi applichiamo le sovvenzioni e gli aiuti fino al raggiungimento del desiderato livello di riciclaggio realizzato. E che cos’è tale “livello desiderato”? Senza prezzi a guidarci, la risposta è semplicemente “di più”. Mettere i rifiuti in una discarica non è più costoso: è il male. Tre brevi casi di studio ci aiuteranno ad illustrare questo punto.
PULIRE L’IMMONDIZIA ATTRAVERSO LA LAVASTOVIGLIE
Quando mi occupavo di politiche di riciclaggio per le città, ho letto un sacco di siti web che descrivono quello che ci si aspetta da dei bravi cittadini. Si noti che queste politiche non erano obbligatorie, erano ciò che una persona moralmente retta avrebbe dovuto fare. I doveri dei bravi cittadini derivavano da tre consigli: 1) riciclare tutto, 2) ordinare assiduamente, e 3) lavare con cura.
Si noti che tutto questo approccio è completamente isolato dal costo o dalla logica del prezzo. La ragione per cui “noi” ricicliamo è che la gente della nostra città sono brave persone, non persone motivate dal denaro. Il valore della discarica è superiore anche al suo prezzo economicamente corretto per lo smaltimento. Infatti, il valore reale della discarica tende all’infinito, in questa ottica. La quantità ideale di rifiuti è pari a zero, tutto deve essere riciclato.
Il risultato è che la gente guida a volte per diversi miglia o più per ordinare la loro immondizia in piccoli contenitori come se stessero giocando al demente Tetris. Le bottiglie di vetro qui, la plastica qua, la carta lì, l’alluminio là. In molte città, la conseguente raccolta differenziata viene poi ripresa e rimescolata e messa insieme in discarica, perché non ha un valore economico di sorta. Ma va bene così, perché la cosa importante è l’atto morale del riciclaggio, non il risparmio di risorse.
La parte più strana di questa feticizzazione dell’immondizia (che rincorre ciò che «è davvero prezioso!», una fallacia di cui ho parlato sopra) è la pratica sostenuta da molte piccole città: mettere la vostra spazzatura nella lavastoviglie. Ecco due esempi del genere:
«Ho bisogno di lavare le mie bottiglie e lattine? Sì!, risciacquare le lattine, le bottiglie e i vasetti aiuta a ridurre l’odore e scoraggia i parassiti ad invadere il vostro bidone. Un modo semplice per farlo è quello di mettere le lattine, le bottiglie e la plastica nella lavastoviglie (…)». (Beverly, Massachusetts, consultato il 28 maggio 2006). [10]
«Suggerimenti per tenere un contenitore per rifiuti riciclabili vicino al lavello per i piatti (un cestino medio-grande funziona bene). Lavate o sciacquate le lattine, le bottiglie, i contenitori del latte, ecc, pulite dopo i pasti, o inserite le lattine e i barattoli di vetro nella lavastoviglie». (Mason City, Illinois, consultato il 28 maggio 2006). [11]
Incuriosito, ho telefonato agli agenti di pubbliche relazioni per i servizi di riciclaggio in diverse piccole città del Nord-Est. Ho chiesto ad una estremamente allegra ed energica giovane donna come potrebbe giustificare la richiesta alla gente della sua città di mettere la loro immondizia nella lavastoviglie. Non è piuttosto costosa, in termini di tempo umano, di energia per riscaldare l’acqua, rispetto al valore della spazzatura?.
Usando lo stesso tono di voce che si userebbe per parlare con un bambino di cinque anni, ha chiaramente pensato che non fossi un affezionato del riciclo, mi ha dato la spiegazione più concisa che ho ascoltato sull’argomento. Ha detto: «oh, deve capire signore che il riciclaggio è sempre più conveniente, non importa quanto costa!». Per lei e per milioni di persone come lei, il riciclaggio non è un’attività economica come tutte le altre, ma un dovere morale, senza limiti e per la quale il costo è irrilevante.
Forse ora abbiamo bisogno di usare argomenti morali per compensare il fatto che abbiamo costi “troppo bassi” sul prezzo per le discariche. Ma gli argomenti morali sono schietti. I prezzi consentono imperativi contingenti: riciclare quando, ma solo se, è più economico. Le istanze morali circa il riciclaggio non possono essere modulate: se il riciclaggio è cosa buona, più riciclo meglio è. E l’ideale è quello di riciclare tutto. Il problema è che, dal punto di vista economico, dal punto di vista delle risorse di bilancio, non è proprio vero. Se si sta cercando di risparmiare energia e risorse come l’acqua e il tempo, non ha mai senso mettere la spazzatura in lavastoviglie.
GLI IMPERATIVI MORALI SCONFITTI DAGLI INCENTIVI ALLA MENSA DI DUKE
Nel 2007 e nel 2008 il North Carolina ha subito una siccità significativa. Durham County, sede della Duke University, era almeno a 10 pollici di livello al di sotto delle normali precipitazioni. I serbatoi e le falde acquifere erano estremamente basse e decrescevano velocemente. L’acqua era diventata una merce molto scarsa.
Per anni, Duke (come la maggior parte delle università) ha compiuto uno sforzo concertato per ridurre il suo flusso di rifiuti e dirottare i rifiuti creati fuori dalla discarica. Questo sforzo si era concentrato in particolare sul “salvataggio degli alberi” o la riduzione dell’uso di carta. E la carta che venne usata fu riciclata, inserendola in contenitori collocati nella maggior parte dei pavimenti della maggior parte degli edifici. [12]
Ma durante la siccità, la scarsità di acqua ha portato l’università ad apportare delle modifiche. Questo era perfettamente sensato, dato che l’acqua (usata per lavare i piatti di porcellana, i tovaglioli di stoffa e le posate di metallo) era diventata più costosa dello spazio della discarica (usato per lo smaltimento di piatti di carta, dei tovaglioli e delle posate di plastica). La sala da pranzo della facoltà, adottò, con molte delle altre unità di servizio di ristorazione, l’uso di piatti di carta, posate di plastica e tovaglioli di carta. La natura di questi prodotti, a base di fibre di bassa qualità e macchiati con prodotti alimentari grassi, li rendeva dei candidati poveri per il riciclaggio, anche per gli amichevoli standard abituali dell’università.
All’inizio ci furono brontolii, poi ci furono proteste a titolo definitivo. Studenti e docenti si lamentarono che «tutti noi sappiamo che è sbagliato» smaltire i rifiuti nella discarica (ho chiesto ad almeno una ventina di persone, e non ho mai avuto una risposta per questo «è sbagliato», loro sapevano solo che lo era).
Il problema era che l’università stava cercando di rispondere al cambiamento dovuto alla relativa scarsità di risorse in modo responsabile. Il prezzo effettivo dell’acqua era schizzato in alto. Sarebbe stato irresponsabile, in termini di costi opportuni per la risorsa, continuare ad utilizzare l’acqua come se fosse abbondante.
Ma non era così che gli studenti e i docenti che erano stati esposti alla convinzione morale descritta. Nessuno disse, «riciclare perché è più conveniente!», invece dissero «non buttare nulla in discarica, perché è sbagliato». Secondo questa logica, i manifestanti avevano una motivazione: gli imperativi morali non rispondono alla scarsità relativa. Se fosse sbagliato gettare le cose nella discarica, non è una scusante affermare «è costoso». L’utilizzo della persuasione morale per risolvere il problema di far pagare un prezzo basso per la discarica è effettivamente pericoloso, perché la gente confonde la frugalità sensibile, contingente sui prezzi, con la moralità, che è contingente solo sul carattere buono o cattivo del cittadino.
LA CHIESA DEL RICICLAGGIO: SANTA COMUNIONE IN VITACURA
Ho passato un sacco di tempo a Santiago del Cile, in Sud America. Uno dei suoi ricchi quartieri è Vitacura. Come la maggior parte dei paesi più poveri, il Cile è vicino allo zero riciclaggio domestico. [13] Tuttavia la gente voleva dimostrare che erano moralmente dei bravi cittadini, e così la città aveva creato un piccolo impianto di riciclaggio in uno degli splendidi parchi che costellano il quartiere.
Vi siamo andati un sabato mattina, e abbiamo trovato… una chiesa. Una lunga fila di macchine, col motori al minimo, in attesa di giungere fino al centro di riciclaggio. La struttura in sé era bella, perfettamente pulita, e con gli assistenti in tute pulite. Non appena uno dei bidoni si riempì, fu sollevato e posto su un sistema a verricello verso uno dei camion in attesa.
Ho guardato per quasi un’ora. Il tempo di attesa era vario, ma non era mai meno di dieci minuti e a volte variava fino a venti. La coda curvava su per la collina e dietro un angolo, i cittadini attendevano la loro possibilità di condividere la comunione del riciclaggio. Dal momento che la coda si muoveva lentamente, ma si muoveva, nessuno ha spento il suo motore per tutto il tempo che stavano aspettando. Queste erano tutte Volvo, Audi, BMW, ed altre belle macchine, il tipo di auto che le brave persone guidano.
Dopo dieci minuti di inquinamento al minimo, i frequentatori della chiesa sono arrivati all’altare. Hanno parcheggiato, sono scesi e hanno messo la loro preziosa immondizia nei cassonetti lindi. Ho visto una giovane madre, con un bambino in un braccio, prendere una scatola di cartone e una bottiglia di soda da 2 litri fuori dal retro della sua Volvo. Mise la scatola nel suo bidone e la bottiglia nel suo cestino. Perché una giovane donna occupata trascorre una parte sostanziale del suo sabato mattina nel riciclo di un quantità così piccola di roba? La risposta è proprio quello che sembra: stava riciclando in maniera molto plateale, insieme ad altre brave persone della sua città. Perché questo è ciò che le brave persone fanno. Se io le avessi chiesto se ne valeva la pena, scommetto che avrebbe dato una qualche versione spagnola de «il riciclaggio è sempre più conveniente, non importa quanta benzina si bruci stando in fila!».
CONCLUSIONE
Né la visione semplicistica del «se è riciclabile, allora dev’essere riciclato!», né la prospettiva «lasciamo ai mercati senza vincoli di gestirlo!» sono difendibili. Per le sonanti ragioni economiche avanzate, gli spazi di discarica deprezzati sono spesso di notevole margine. Se si pensa che ciò non importi, basta dare un’occhiata intorno a tutte le discariche ad hoc, e ai rifiuti bruciati nei Paesi in via di sviluppo.
Il problema con lo spazio in discarica deprezzato è che gettiamo via molte materie prime e vecchi imballaggi che possono essere smaltiti più a buon mercato in qualche altro modo. E’ a questo punto che il sistema dei prezzi darebbe a loro un valore, ma a causa della poca confidenza delle persone coi prezzi effettivi abbiamo in primo luogo un problema.
Come soluzione “di ripiego”, dal momento che ci viene negata la prima soluzione col prezzo migliore, cerchiamo di deviare le merci fuori dal flusso dei rifiuti usando la persuasione morale, facendo appello al senso civico, piuttosto che all’auto-interesse del cittadino. Ma questo richiede che eleviamo in qualche modo il valore dello spazio in discarica nella mente di coloro che cerchiamo di persuadere. Purtroppo, senza i prezzi a guidarci non c’è limite al valore posto sullo spazio in discarica, e cominciamo a fare un feticcio della spazzatura. In casi estremi, i cittadini e i funzionari pubblici possono anche cominciare a cercare di deviare la spazzatura che dovrebbe, per motivi economici, essere in realtà smaltita in discarica. E quando la relativa scarsità di materie prime si modificano, a causa della dinamica delle economie moderne, può essere molto difficile da spiegare tali aggiustamenti a quei cittadini che sono convinti che «il riciclaggio sia sempre più conveniente, non importa quanto costa».
In definitiva, la soluzione è quella di rimettere al centro dell’attenzione gli indicatori di mercato piuttosto che sugli imperativi morali. Le organizzazioni con i mezzi più economici per operare il cambiamento, e che hanno l’ultima migliore possibilità per riconsiderare gli imballaggi di ogni tipo (che si tratti di liquidi, prodotti alimentari, o microonde) sono i produttori e i distributori al dettaglio dei prodotti che acquistiamo. Al momento, nessuno è responsabile per lo smaltimento degli imballaggi, e quindi lo Stato fa del suo meglio per cercare di risolvere il problema. La soluzione è quella di riconsiderare la responsabilità per lo smaltimento, a livello di produzione iniziale. [14] Un sistema dei diritti di proprietà che assegni la responsabilità di smaltimento, e in ultima analisi, la responsabilità; il produttore sarebbe incoraggiato nell’uso di efficaci incentivi di mercato per riconcepire la natura stessa dei rifiuti. E questo potrebbe essere meno dispendioso delle vecchie idee sul riciclaggio che minacciano di seppellirci sotto una montagna di immondizia.




Dopo avere letto attentamente questo intervento del Prof. Munger, sono giunto alle seguenti conclusioni.
Grande gioia con sfregamento di mani da parte di coloro che, a vario titolo, traggono profitto alle spalle di noi cittadini, relegati al ruolo, non certo edificante, ne rispettoso, di ruscaroli non remunerati, dal grande business del riciclaggio dei rifiuti.
Grande presa per il culo, da parte di chi obbliga i cittadini, con imposizioni e minacce di sanzioni, o con ridicoli imperativi morali, a riciclare, invece di lasciare a noi la scelta di riciclare o meno.
Tutto questo lo trovo immorale; ma d’altronde, ci meritiamo i governanti, o amministratori che ci si è dati ed è inutile lamentarsene.
Grande illusione da parte di quelli che sono convinti le riciclare è giusto e bisogna farlo tutti e comunque, anche se ci si accorge che è antieconomico. E questo, mi fa capire quanta è mentalmente ottusa.