Il caso parte da un residente a Budrio, Marcello Muzi, che qualche giorno fa si è visto recapitare una lettera a firma della Signora Draghetti, che certificava l’intenzione del Comune di interrompere il contratto di locazione in corso e chiedeva di riconsegnare le chiavi dell’immobile pubblico locato alla Famiglia Muzi. Sembrerebbe un caso di normale liberalità da parte del Locatore, di potere tornare in possesso dell’immobile. Ma questo non ha la stessa valenza quando si tratti di immobili “pubblici”.Entrando un po’ più nel merito si rileva che la Famiglia Muzi, inizialmente composta da 3 membri, poi divenuti 2 per la perdita del figlio, occupava l’immobile da tanti anni. Peraltro , come dice lo stesso interessato, il Maresciallo Marcello Muzi, il canone riconosciuto per la locazione è di oltre 547 EURO MESE che sembrano, all’occhio di chi è abituato a vedere case al Colosseo affittate a poche centinaia di euro, un canone di tutto rispetto. Una casa forse anche di dimensioni “comode” ma se all’epoca essa fu assegnata evidentemente le dimensioni erano state ritenute corrette per il nucleo familiare in questione e si era anche applicato un canone decisamente “di mercato”.
Eppure il Comune decide che è il caso di ritornare in possesso dell’immobile e con perentoria lettera intima il rilascio.
Il Maresciallo Muzi però non è un tipo che si arrende, non fosse altro che per il suo DNA da Carabiniere, e comincia una sua personale battaglia su FB che trova un ampio interesse e sulla pagina del Muzi si apre un dibattito molto interessante che ha visto pubblicati molti commenti e che ancora continua a ricevere molte riflessioni.
In questa situazione , che vede come protagonista il Dirigente del settore Sviluppo del Territorio, la Signora Tiziana Draghetti, una importante figura del Comune di Budrio, e il Sig. Muzi , c’è la sintesi di un rapporto fra istituzione e cittadino che merita più di qualche attenzione.
Sulla pagina FB i commentatori maliziosamente rilevano che il Sig. Muzi sia un Cittadino un po’ “critico” nei confronti della PA budriese, ed è molto attivo nel “postare” foto e fatti che mettono in risalto situazioni di disservizio pubblico abbastanza fastidiose ( il pattume abbandonato, le buche per strada, la sporcizia e l’abbandono della cosa pubblica etc…). E qualcuno fa notare che forse questa attività “pungente” possa essere , diciamo, poco gradita e quindi “EDITTO BULGARO” nei confronti del Cittadino fuori dalle righe!!
Ma se questo è un rilievo sicuramente colorito, si spera e presume, infondato, invece molto interessante è la attenzione posta dai più sul fatto in se stesso, che vede la Famiglia Muzi anche “toccata” psicologicamente dalla decisione improvvisa del Comune.
Lo stesso Comune di Budrio è intervenuto spiegando che impropriamente di sfratto si è parlato, ma poi alla fine il risultato, anche se formalmente ha situazioni diverse, non cambia. La decisione di recedere dal contratto comunque è una espressione di volontà molto precisa, che vedendo dissenziente il conduttore, si tradurrebbe in azione di sfratto. Quindi questione caprina. Più degna di rilievo invece è la motivazione che in un post il Comune di Budrio pubblica, spiegando che “occorre razionalizzare gli spazi” e quindi una famiglia , ahitutti, di 2 persone come quella del Sig. Muzi, avrebbe potuto tranquillamente stare in spazi più ristretti.
Io personalmente quando ho letto ho avuto un certo disgusto nel cercare di interpretare la motivazione data perché effettivamente la Amministrazione vuole dare corpo a un ragionamento di “interesse” della comunità, dimenticando e fregandosene altamente delle “PERSONE” coinvolte che forse hanno un dramma alle spalle che non è giusto neanche rendere pubblico, ma che segna un comportamento davvero inqualificabile dei burocrati ben pagati da parte di tutti noi cittadini, che, al momento opportuno, se ne fregano della gente e cercano motivazioni assurde di interesse collettivo che fanno ridere i polli.
Sarebbe carino anche capire dalla amministrazione se poi chi dovesse subentrare fosse ugualmente nella condizione di sovvenzionare le casse pubbliche allo stesso modo della Famiglia Muzi, ma si sa la cosa pubblica lagna denari che mancano solo a intermittenza utile a sostenere interessi politici ben lontani da quelli della gente.
Il Sig. Muzi fa anche rilevare, in un colloquio tenuto personalmente con lui per approfondire gli aspetti della cosa, che anche la procedura e i tempi della stessa sarebbero inesatti e quindi “impugnabili”, ma non è questo il terreno giusto per fare questioni su questo argomento.
La Famiglia Muzi oggi potrebbe essere qualsiasi famiglia che, dopo un dramma familiare, si vede recapitare un messaggio di andare via dalla propria casa, ricca di ricordi e importanti momenti di vita , di gioia e di dolore, in ragione di un non meglio precisato interesse pubblico a mettere ognuno in una dimensione “consona”.
Badate bene, si parla di misura della casa e si dimentica la misura del dolore di una famiglia, di un Padre, di una Madre, che hanno come grande problema di ESSERE RIMASTI IN DUE.
E speriamo che Marcello Muzi sappia continuare a fotografare le tantissime cose che non funzionano in un Comune e in una Città che dovrebbe rivolgere il proprio interesse al bene Comune, senza perdere tempo ad avvilire chi ha già tristezze grandissime da sopportare.
Basterebbe che il Comune di Budrio trovasse la forza della dignità di recedere da questo iniquo atto di burocrazia cieca.





