FARE per FERMARE IL DECLINO è un movimento giovane , nato da poco più di un anno e protagonista fin da subito di una serie di avventure e disavventure che hanno concentrato molte azioni e interessi in un movimento nato con lo scopo di dare voce a un nuovo programma politico basato sulla competenza e l’esperienza di molti testimonial accreditati di esperienze internazionali di alto livello.
Purtroppo il movimento, che aveva incoronato come portavoce Oscar Giannino, ha sbattuto il muso duramente, dopo pochi mesi dalla sua appassionata nascita, con le tristezze di alcuni fatti umani riferiti a bugie circa il curriculum accademico di Giannino medesimo, che consapevole bugiardo di dottorati inesistenti, ha colpito in modo inaspettato le appassionate gesta di chi ci aveva creduto.
Eppure il popolo degli oppositori al Declino della politica italiana non ha mollato le redini e si è dato una nuova struttura, una rinnovata organizzazione e anche modelli operativi con democrazia partecipativa premiata dalle complesse procedure di organizzazione dal basso, sia con WEB che con attività congressuali ed elettive degne di partiti importanti.
Le percentuali di FERMARE il DECLINO ballano sulla soglia del 2% nella migliore delle ipotesi, ma è incoraggiante sottolineare la grande volontà di procedere sulla strada intrapresa.
Il Movimento è forte di una dotazione naturale di “ispiratori” che hanno radici in strutture di pensiero molto accreditate, quali ad esempio “noise from America” , l’Istituto Bruno Leoni” etc.., e testimonial di alto spessore internazionale quali MICHELE BOLDRIN, ALBERTO BISIN, LUIGI ZINGALES. Politicamente oggi il gruppo è rappresentato da SANTO VERSACE , anche se la sua operatività è tutta in mano a MICHELE BOLDRIN.
Il posizionamento politico del Gruppo vede nell’area della destra liberale una connotazione naturale, ma dall’interno questa collocazione viene vista come “riduttiva” e non rispondente alla realtà di un moto che oggi ha molte confusioni ideologiche e non chiare connotazioni di posizionamento, visto che spesso le sinistre parlano e agiscono come le destre e viceversa. Se fosse possibile sarebbe un movimento “trasversale” che si fonda sui principi riassumibili in un assunto breve “POCO STATO, GIU’ LA SPESA, MERITO e COMPETITIVITA’ “.
In questa curiosità di capire meglio come il movimento si stia organizzando e muovendo, abbiamo inteso dare forza ed energia al pensiero dello stesso, andando proprio a intervistare il movimento dalla base, scegliendo un personaggio davvero singolare per la sua entusiastica attività politica e per il suo “physique du Rôle” da caparbio guerriero di strada e blogger molto attivo, ANDREA BABINI, per lavoro Farmacista, per passione critico politico e acuto osservatore, figlio di una Bologna dotta molto scanzonata e arguta e davvero una bella e interessante figura di politico vero.
Andrea Babini , nel panorama politico italiano FARE è un movimento che ha solo “speranze”, cosa induce ad averle (le speranze)? E come esse potranno tradursi in fatti?
Molti aspetti mi inducono a sperare in FARE . In primo luogo l’enorme spazio libero a disposizione rappresentato da gente stanca di una politica obsoleta , che sempre più non è portata a votare. FARE ha molta presenza sul territorio e molta competenza e qualità nei suoi uomini di punta, a cominciare dal suo attuale leader , Michele Boldrin. Se si considera che tra il voto di protesta dato al M5S e l’astensione dal voto, in Italia il 65% dell’elettorato ha rotto con i vecchi schemi, allora si comprende che c’è molto spazio per FARE , se questo saprà trasferire sugli elettori la freschezza di idee e la competenza di cui è dotato. E mi permetto di segnalare la”disattenzione” dei media verso FARE e verso una informazione che inquadra tutto in Centrosinistra e Centrodestra, che noi non condividiamo. Ma vorrei farti io una domanda : ” per quale motivo la gente, gli elettori, dovrebbero scegliere un uomo che per motivi anagrafici esprime un futuro oggettivamente inesistente?”
Con la nuova “legge elettorale” , in via di approvazione, occorre necessariamente”schierarsi” , Voi dove vi schierate?
Per i motivi che ho esposto precedentemente non ritengo che FARE si debba schierare. Se da un punto di vista elettorale si dovesse presentare una scelta di posizione per affermare una propria esistenza e identità, io direi che per noi la posizione non potrebbe essere quella di SINISTRA, ma trovo molto difficile che oggi sia quella della attuale DESTRA. Mi verrebbe da dire che ci schieriamo con chi sposa una identità di programma. Mi piacerebbe schierarmi con Imprenditori e lavoratori che quotidianamente combattono in silenzio all’interno di un sistema che drena il 70% dei ricavi, e tassa chi ha manodopera operativa. Non possiamo accettare condivisioni con chi alimenta spesa pubblica e posti di lavoro per piaceri di voto. Come anche non possiamo sostenere programmi che aumentino spesa pubblica senza effettuare alcuna attività di tagli delle spese. Certamente la nuova legge elettorale non protegge le minoranze, direi che assumeremo un indirizzo definitivo solo dopo avere compreso bene l’impianto della legge stessa ma mantenendo una identità precisa e non immolata sull’altare della pura azione di governo.
FARE è un movimento che conoscono in pochi, spesso molto chiuso in stanze di pensiero liberale disomogeneo, come intende raggiungere il grande Pubblico?
Mi fa sorridere questa cosa della “etichetta liberale”. Molti ci attaccano in modo deciso perché il nostro “testimonial” Michele Boldrin, è refrattario a definirsi tale, anche perché le “etichette” relegano poi a spazi di manovra inconsistenti e non consentono di confrontare i pensieri fermandosi alle “pregiudiziali”. Mi limito a dire che Margaret Tatcher diceva che ” essere potenti è come essere donna, se lo devi dimostrare significa che non lo sei”, ecco essere liberali è esattamente la stessa cosa, se devi scriverlo dappertutto in continuazione ( simbolo, documenti, programmi, cartelloni) significa che non lo sei. Noi lo siamo e lo dimostriamo attraverso i programmi. Il taglio della spesa pubblica, il minore peso dello Stato, la apertura al privato e la competizione aperta, il merito e la gestione minimalista della burocrazia, nel rispetto della protezione sociale verso i deboli attraverso la solidarietà, questo è essere liberali.Un recente sondaggio commissionato da FARE ha evidenziato che circa il 15% degli italiani si proclama “liberale”, e questa quota sale al 20% fra i giovani, segnatamente della fascia “erasmus”.Tengo ad evidenziare che FARE ha il pregio di essere un movimento molto vicino alla gente e presente sul territorio con varie attività, banchetti, eventi, riunioni e relazioni amicali etc..Molti personaggi di rilievo pubblico si sono avvicinati con interesse al nostro movimento, che era e rimane un movimento costruito e sostenuto “dal basso”. L’ultimo nome di rilevo è quello di SANTO VERSACE , ma altri sono in prossimità e non voglio fare anticipazioni prima di avere formalizzato gli ingressi. Per ultimo segnalo la incessante attività che viene svolta per cercare di allargare la base di interessi comuni, al fine di coalizzare più sigle , associazioni e movimenti in una identità di programmi tesa a creare massa critica di rilievo.
Dove e come intende tagliare la spesa pubblica FARE?
Premetto che tagliare spesa non vuole dire ridurre i livelli di assistenza. La spesa per lo stato sociale in Italia sfiora i 450 miliardi, la spesa pubblica è di circa il doppio. Ciò sta a significare che ci sono circa 450 miliardi di spesa pubblica “non sociale”. La parola sovrana che rappresenta questa situazione è “SPRECO”. Rimettere in carreggiata il sistema pensionistico mettendo equità all’interno di una situazione che vede 2 pesi e 2 misure, dove alcuni sono in pensione e percepiscono appannaggi in ragione del computo “retributivo” (privilegiati) e altri , fra cui noi tutti e le generazioni a venire, che invece dovranno essere parametrati con il sistema “contributivo”. Questa diseguaglianza e questi privilegi vanno eliminati. Altro tema è quello del federalismo fiscale, che potrebbe tradursi in un efficientemento elevato della organizzazione territoriale. Perché avere solo alcune regioni ed enti autonomi? Occorre che ci sia uno stato federale valido in tutto il sistema Paese e non ci siano diseguaglianze fra enti territoriali ubicati in zone diverse. E vorrei anche vedere la situazione riferita alle prebende di dipendenti pubblici, manager pubblici, e vari consulenti pubblici che vengono gratificati da automatismi non legati al merito, e hanno stipendi che , se paragonati a livello mondiale, evidenziano una sproporzione abissale con altri Paesi., peraltro molto più ricchi ed efficienti del nostro. E’ per questo che abbiamo lanciato una importante campagna di raccolta firme con il tema “NON PIU’ IN ALTO DEL COLLE”, che si traduca nella imposizione retributiva erga omnes con il limite massimo della retribuzione riconosciuta al Capo dello Stato. Su questo tema abbiamo avuto importanti consensi e adesioni anche da parte di tanti tesserati PD. Ora Renzi propone una cosa molto simile, oggi, a un anno di distanza dall’inizio della nostra battaglia. Bene alzato RENZI !!! Il nostro programma nasce dalle camere di pensiero di gente di altissima competenza, che oggi vive e svolge professione e funzioni all’estero, oltreché in Italia. Cito LUIGI ZINGALES ( Chicago ) , Michele Boldrin (Washinghton), Alberto Bisin (New York), Carlo Stagnaro (Istitito Bruno Leoni), Fabio Scacciavillani e tantissimi altri tutti docenti e accreditati esperti internazionali in discipline giuridiche, sociali ed economiche. Ci sono altre forze politiche in grado di esprimere queste competenze? Di potere disporre di questi cervelli? ho in mente l’immagine di Alemanno (tanto per citare un politico noto) che va in giro con uno scolapasta in testa pontificando di uscite dall’Euro e di varie altre amenità da baraccone. Nel frattempo la dimostrazione delle sue migliori capacità di gestione l’ha offerta mollando un bel buco da un MILIARDO di EURO che è toccato pagare a tutti noi. Guardiamo ai fatti e lasciamo perdere le boutades da Circo equestre.
Quali sarebbero i primi interventi per dare respiro all’economia e alla crescita, in un eventuale Governo di “FARE”?
Tagliare l’IRAP, reperendo risorse attraverso la totale abolizione dei sussidi alle imprese e intervenendo per eliminare sostegni al fotovoltaico e all’editoria . Poi intervenire sui costi della politica e del management di stato e immediatamente operare una sforbiciata sulla imposizione fiscale cui occorrerebbe affiancare un percorso di privatizzazione deciso, inclusa quella della RAI, al fine di sviluppare competizione e concorrenza tesa a migliorare costi e servizi, mantenendo autorità di controllo. Non da ultimo sarebbe importante utilizzare la Cassa Depositi e Prestiti per saldare il debito verso le imprese da parte della PA. Sarebbe oltremodo necessario provvedere al riequilibrio del sistema pensionistico con applicazione del sistema contributivo a tutti, affiancando un significativo intervento sulle pensioni d’oro, i vitalizi, e le prebende di privilegio.
Il tutto orientato alla riduzione della spesa e del debito pubblico in misura corposa, utilizzando anche l’arma delle dimissioni del patrimonio, delle privatizzazioni, unitamente alla organizzazione federale vera dello Stato. In tutto questo il cappello è la semplificazione e la riduzione purgativa della macchina burocratica. Il risultato dovrebbe essere mirato a una tassazione complessiva non superiore al 30% .
Occorre però ammettere che ridurre debito e abbassare spesa non sono operazioni semplici e non esistono bacchette magiche. Promettere miracoli e gestioni che non trovano coperture razionali, come sbandierato per anni da Berlusconi, e ultimamente anche da Grillo, non aiuta a trovare strade percorribili. In poche parole occorre il coraggio di eliminare lo “statalismo” fine a se stesso, aprendo alla competizione, al merito e ad una visione del futuro che generi innovazione,mantenendo il criterio di solidarietà per le persone bisognose, ma non agevolando la sussidiarietà e lo statalismo becero che aiuta a racimolare voti e crea lobbies, avvilendo lo sviluppo e l’innovazione meritocratica.
Finirei per dare una fotografia rappresentando con una cartella di Equitalia uno Stato che terrorizza, ma non previene e non programma, solo “che terrorizza ” e ammazza i deboli.
Ringraziamo Andrea Babini che ci ha incuriosito positivamente nella sua energia e nel suo essere convinto assertore di una politica buona e orientata al futuro che davvero sarebbe utile iniettare in questa politica nostrana malata di insolite e inadeguate posizioni di interesse, spesso motivate solo dalla difesa di posizioni private e nessuna concessione al merito. I nostri giovani non possono ricevere questa eredità così ricca di vera disuguaglianza sociale.





