La situazione reale dell’Economia italiana NON LASCIA SCAMPO , non esiste una ripresa che sostenga la fase di recupero.
Tutti i messaggi di ottimismo si scontrano con i dati che riportiamo ripresi dall’analisi internazionale sulla situazione degli scambi commerciali.
I dati usciti oggi su Import e Export sono semplicemente devastanti, raccontano di un paese morto, strozzato dalle tasse dalla corruzione e dall’inettitudine della sua classe dirigente e da un esercito di parassiti e assolutamente impreparato per permettersi una valuta rigida.
La fase di restocking è finita, e l’Italia si sta di nuovo avvitando nella peggiore fase recessiva di sempre.
I dati sull’EX fiore all’occhiello che era rimasto all’Italia, ovvero l’Export extra UE sta seriamente calando, così come l’Import e questa è la peggiore notizia che potesse arrivare, prendo i dati elaborati da GPG imperatrice su Scenari Economici
A novembre 2013 entrambi i flussi commerciali presentano una diminuzione rispetto al mese precedente, più marcata per le esportazioni (-5,1%) che per le importazioni (-3,9%). Rispetto allo stesso mese del 2012, a novembre 2013 le esportazioni registrano una diminuzione consistente (-6,7%) ma molto meno marcata di quella delle importazioni (-12,3%). A novembre 2013, il surplus commerciale con i paesi extra Ue è pari a 2,4 miliardi (era di 1,7 miliardi a novembre 2012). Nei primi undici mesi del 2013, il surplus raggiunge 16,6 miliardi e, al netto dell’energia, 62,8 miliardi.
La diminuzione congiunturale dell’export, diffusa a tutti i principali raggruppamenti di beni, è particolarmente rilevante per l’energia (-20,4%). Anche dal lato dell’import la flessione è generalizzata a tutti i comparti, con gli acquisti di energia in forte contrazione (-6,0%).I dati relativi all’ultimo trimestre misurano una lieve flessione congiunturale delle esportazioni (-0,6%); soltanto l’energia risulta in espansione (+3,9%) mentre tengono le vendite di beni di consumo non durevoli (+0,2%). Nello stesso periodo, la flessione congiunturale delle importazioni (-2,6%) risulta più forte per gli acquisti di beni strumentali (-5,8%) e di energia (-5,2%).
Si segnala che la flessione tendenziale dell’export è imputabile per circa l’80% a un insieme di prodotti (metalli preziosi, raffinati di petrolio, navi e aerei, opere d’arte) la cui dinamica è instabile nel tempo. Al netto di questi prodotti il calo tendenziale si riduce a -1,5%.
Per l’intero periodo (gennaio-novembre 2013) la dinamica tendenziale delle esportazioni si conferma positiva (+1,2%) con i principali comparti in espansione, salvo l’energia (-14,2%) e i prodotti intermedi (-4,4%). Nello stesso periodo le importazioni registrano un’ampia flessione (-10,3%), diffusa a tutti i principali comparti e particolarmente forte per l’energia (-19,3%).
I principali mercati che registrano una crescita delle vendite sono MERCOSUR (+9,9%), Stati Uniti (+2,3%) e paesi EDA (+0,4%). La contrazione degli acquisti è particolarmente rilevante dai paesi OPEC (-43,6%), dalla Svizzera (-19,4%) e dai paesi EDA (-15,7%).
Che succede? Una lettura puo’ essere la seguente:
– L’export e’ fortemente penalizzato dall’inarrestabile crescita dell’Euro, che rende piu’ difficile esportare
– L’Import econtinua a crollare. Infatti se e’ vero che l’Euro forte facilita le importazioni, e’ altrettanto vero che la domanda interna continua a calare (e con essa le importazioni) ed inoltre l’import energetico e’ in crollo verticale (si sommano 3 fattori: euro forte, calo domanda, calo prezzi petrolio)
Ma non basta, sono anche usciti i dati su, Fatturato e ordinativi Industriali e Consumi Interni
A ottobre 2013 il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, registra una flessione dello 0,7% rispetto a settembre, con una diminuzione dell’1,2% sul mercato interno ed un lieve incremento (+0,2%) su quello estero. Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo aumenta dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti (+0,1% per il fatturato interno e +2,3% per quello estero). Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 23 come ad ottobre 2012), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dell’1,3%, con un calo del 3,8% sul mercato interno e un incremento del 4,0% su quello estero.
Per gli ordinativi totali, si registra una flessione congiunturale del 2,5%, sintesi di un calo del 6,0% degli ordinativi esteri e un incremento dello 0,3% di quelli interni. Nel confronto con il mese di ottobre 2012, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento dell’1,2%. L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+24,0%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-5,7%).
Infine i consumi al dettaglio, altra devastazione.
Altro grafico triste: le vendite al dettaglio continuano a calare, ed il ritmo di decrescita e’ sempre piuttosto sostenuto. Il trend non lascia troppi dubbi , e la ripresa non si vede neanche col binocolo.
Ad ottobre 2013 l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) diminuisce dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente. Nella media del trimestre agosto-ottobre 2013 l’indice registra una flessione dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Nel confronto con settembre 2013, le vendite di prodotti alimentari diminuiscono dello 0,2 per cento, quelle di prodotti non alimentari dello 0,1%.
Rispetto ad ottobre 2012, l’indice grezzo del totale delle vendite segna una diminuzione dell’1,6%, sintesi di una flessione dello 0,6% per le vendite di prodotti alimentari e del 2,3% per quelle di prodotti non alimentari.
Le vendite per forma distributiva mostrano, nel confronto con il mese di ottobre 2012, variazioni negative sia per la grande distribuzione (-0,2%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-2,9%). Nel confronto con i primi dieci mesi del 2012, nel periodo gennaio-ottobre 2013 le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione dell’1,3% e quelle di prodotti non alimentari del 2,8%, per una diminuzione complessiva del 2,2%.
Commento Finale
Messi insieme, quelli di oggi rappresentano forse la peggiore serie di dati macroeconici usciti contemporaneamente.
Su una cosa il Governo Letta ha ragione, si nota una inversione di tendenza, dopo una breve fase di tranquillità dovuta alla ricostituzione delle scorte industriali, l’economia italiana si sta nuovamente avvitando verso l’abisso.
Le ragioni di questa messe sono molteplici:
- Inettitudine e corruzione della nostra classe dirigente
- Un esercito di parassiti improduttivi da mantenere
- Siamo un paese ormai cronicamente impreparato a sopportare una valuta rigida
- L’intreccio inestricabile delle consorterie che tengono bloccata l’Italia








