Vedevo le mie figlie guardare il cartone animato in TV e non ho potuto fare meno di fermarmi a osservare e riflettere su alcune immagini e anche sui contenuti stessi che quei filmati che vedevo potevano rappresentare. Intanto con stupore, nello zapping televisivo fra canali per “bambini” ogni cartone in onda riservava almeno 4 rutti e una decina di scoregge, oltre comportamenti ribelli e, in alcuni casi, violenti dei personaggi di riferimento. Insomma questi personaggi mi sembravano tutti dei soggetti “border line” incattiviti da una vita che rifuggevano, e chiusi nel loro mondo di personale atteggiamento verso la vita, per cui ogni comportamento fuori da regole e rispetto era considerato “in linea” con personaggio, trama e tempi.
E il tutto condito da parolacce, rutti e scoregge.
Altra osservazione è vedere la confusione dei generi. Tutti effeminati, tutti ammiccanti verso atteggiamenti di amoroso consenso verso lo stesso sesso. Tutti questi personaggi sembravano usciti dalla “fiera del finocchio” gioiosi e favorevoli a gesti di vita che propendevano per il proprio sesso.
Guardando con molta attenzione il messaggio che traspariva era quello di una identità border line, ribelle e contestatrice. , ma mai pronta al dialogo e al confronto, invece arroccata sulle sue posizioni e condita dal proprio linguaggio e dai propri simulacri , con un sesso generico , non definito, anonimo.
Mi sono chiesto e mi chiedo se non vi sia una trama di comunicazione mirata dietro tutto questo.
Abituato ai cartoni di Hanna e Barbera, ai Flinstone, ai vari Topolino e Minnie, a Nonna Abelarda e a Willy il Coyoote, a Bux Bunny e all’orso Yoghi, vedere questa rappresentazione omogenea (fra tutti i cartoni) di una vita border line, animata da scurrilità, rutti, scoregge e finocchierie di ogni genere, mi sono domandato che senso avesse tutto questo.
La risposta mi turba perché ho pensato che vi fosse una regia protesa a fornire una rappresentazione della vita orientata al miscuglio, alla identità ambigua, alla relazione che induce a non distinguere uomini da donne e viceversa.
Non ho pregiudizi e sono mediamente rispettoso di ogni manifestazione che implichi scelte private, ma rigetto una idea di un mondo finocchio e l’incitazione ad esserne partecipi e anche “di tendenza”.
Che ognuno faccia le sue scelte in casa propria e viva la sua vita e sessualità nel modo che ritiene migliore possibile e più appagante per la sua propensione di genere, ma si eviti di farne il modus che induce tendenza, moda e scelta “figa”. Questa oscura trama che presenta trasmissioni per bambini intrise di anonimato e commistioni, nonché di mancanza di rispetto e di valori verso la famiglia tradizionale, mi spaventa.
Non ho parlato con le mie figlie ma i loro atteggiamenti a volte mi preoccupano, perché sono decisi e forti verso comportamenti irrispettosi e addirittura volgari ,ma per ora il tutto si limita a manifestazioni estemporanee sporadiche. Però se uno vive un momento di relax e di gioco, nella visione televisiva di programmi che dovrebbero essere adatti alla fascia di età di chi li guarda , e invece si trova iniezioni continue di volgarità e ambiguità e anonimato , è chiaro che occorre preoccuparsi e soprattutto preoccuparsi delle ragioni di fondo che hanno causato questo sfascio dei costumi e degli atteggiamenti di vita , nonché delle relazioni fra uomini.
Non è bello , né educativo avere somministrazioni di comunicazione fuorviante di quello che è un corretto essere di uomini e donne all’interno della loro normale identità e diversità.
Nel rispetto di chi sceglie alternative diverse senza avere imposizioni , ma senza neanche volerne propinare al contrario.
Gaetano Memmola



