E’ da decenni che questo sistema della crescita sul passaggio della palla è in auge con grande successo. Prima i venditori , poi i moltiplicatori di denaro , ora i politici. Se tu mi dai 100 sali al secondo gradino e poi altri 120 e sali al terzo ,quando sei all’ultimo gradino tutti danno 1.000 a te… Ecco in politica nostrana questo si traduce in : 1) gli industriali mi chiedono 100 e mi danno 1.000 voti, io gli do 90, 2) i commercianti mi chiedono 100 e mi danno 800 voti, io gli do 80, 3) i dipendenti pubblici mi chiedono 100 e mi danno 1.500 voti, io gli do 98… poi da tutti prendo 500 e vinco il banco. E’ contenta la UE , è contento Draghi, è contento il FMI, e sono contenti anche tutti i parlamentari che continuano ad avere risorse da sperperare, sostenendo aziende tecnicamente “fallite” e alimentando sperperi statali dovuti a comuni ed enti da salvare e stipendi e vitalizi da alimentare vigorosamente .
In questa catena di Santantonio politica costruita sui piaceri e i sorrisi da dedicarsi con figurativa mossa della benevolenza, ci sta tutto il segno di un decadimento che da molti anni sovrasta la nostra vita.
Una classe politica incapace di mettere le mani in pasta di azioni da compiere con decisione è oramai il segno di questo “status” di impantanamento volontario e persistente.
Ma chi volesse esercitarsi nella fatidica domanda ” ma cosa ci sarebbe da fare ..???? ” , riceverebbe risposta non del tutto completa, ma molto esplicativa:
1) la nostra malattia del debito pubblico va “incubata” in un contenitore di cura da malato terminale. E’ un cancro da estirpare e curare a sé , somministrando terapie ad hoc e portandolo ad essere gestito come tale : UNA MALATTIA DEGENERATIVA E INFETTIVA CHE VA ALLONTANATA E ISOLATA. Non parlo della consuetudine attuale della “bad company” che gelerebbe ogni movimento del nostro stato riconducendolo a un cadavere in balia delle ire planetarie, parlo della gestione pianificata del debito con una task force operativa nella sua liquidazione poliennale. Non manchiamo di “esperti” in questo campo e attivando una macchina seria di intervento sarebbe credibile e attuabile, dando tutte le garanzie del caso.
2) la gestione del corrente e del piano poliennale di sviluppo statale andrebbe incentrata invece su elementi di massima identità e precisione : a) Pubblico e Privato nel lavoro pari sono; b) nessuna regione e provincia a statuto speciale, tutti pari sono, o tutti federali (come auspico) o tutti centralizzati, nessuno più “esclusivo”; c) definizione della tassazione 0ne-to-one con impiego della pletora di “controllori” non per attuare il controllo a posteriori ma per pianificare le “entrate” contrattando la tassazione IMPRESE uno per uno e possibilmente , regione per regione, attivando la competizione sana e lo stimolo all’investimento ; d) contribuzione libera e autonoma, con creazione fondo di solidarietà obbligatorio per tutti. L’INPS sia uno dei competitor, ma non più l’esclusivo monopolista unico soggetto riscossore e gestore dei versamenti della gente, peraltro non volontari , ma obbligati. e) abolizione del sostituto di imposta. Lo Stato tratti tutti i cittadini allo stesso modo. Tutti i denari in tasca alla gente e la gente singolarmente paghi, contribuisca, adempia, con poche semplici mosse , con pochi semplici adempimenti, f) creazione dello stato federale vero con autonomie impositive locali e gestione dello stato centrale solo per le grandi materie della SICUREZZA NAZIONALE, della ISTRUZIONE, della CULTURA e dell’AMBIENTE, della SOLIDARIETA’ e delle CATASTROFI.
Quanto sopra esposto non è esaustivo e non ha la pretesa di dare risposta ad ogni situazione sensibile, ma certamente esprime principi di recupero di una gestione che ha , come oggi organizzata, un solo esclusivo risultato : il fallimento per degenerazione di malattia infettiva.
Come si possa pensare di esaudire richieste di intervento da parte di categorie lobbistiche che non sono disposte a mollare un centimetro del loro spazio fisico occupato nella economia nazionale e nella finanza operativa non è dato di sapere, ma è chiaro che quel tipo di azione è malata e assolutamente velenosa per tutti.
E qui la domanda più forte è riferita a CHI possa fare CHE COSA, quando e come.
In un Paese dove va al voto il 50% degli aventi diritto, che esprime una rappresentanza del 60% di persone con una età anagrafica superiore a 60 anni, risulta “delicato” parlare di interessi obiettivamente rivolti al futuro.
Non è la legge elettorale da cambiare, sebbene essa sia un obbrobrio . E’ la classe politica e i suoi testimoni che sono da “esodare” , ma con l’attuale situazione di continua pressione internazionale, di utilissima (alle lobbies) “fobia da fallimento europeo”, di raccapricciante anonimato politico, in questa situazione diventa complicato vedere chi possa effettivamente FARE il cambiamento.
Non resta che la via della lotta forte, decisa, convinta di chi oggi soffre e vuole dare una svolta a se stesso e al futuro di questo Paese.
Sant’Antonio lasciamolo alla meditazione e alla Fede.



