In un momento delicato per il sistema di riforme del nostro Paese , molto di quello che può essere attivato lo si deve alla capacità di innovazione degli enti territoriali. Dal basso si costruisce sempre con fondamenta solide e quindi occorre guardare con molta attenzione a ciò che i Comuni stanno elaborando in merito alla razionalizzazione dei servizi e all’allargamento operativo in aree più vaste al fine di offrire efficienze migliori e un servizio a tempo pieno sul territorio. Fra queste attività di innovazione rientra la riorganizzazione comunale dei servizi affinché si possa interagire fra più comuni creando uffici centralizzati che servano allo scopo di migliorare le efficienze, evitare le duplicazioni, e consentire un impiego ottimale delle risorse pubbliche. In tutto questo c’è il timore dei lavoratori di vedere cambiare lo status attuale , di vedere imporsi trasferimenti di sede e magari variazioni di orari e quant’altro. Sappiamo come questi temi siano particolarmente “sensibili”. Certo è che il servizio pubblico e il lavoro pubblico deve trovare necessariamente una riorganizzazione e una efficienza di spesa che consenta riduzioni importanti dei costi. Il dibattito è aperto e le lagnanze dei lavoratori , oltre quelle dette, sono essenzialmente basate sul timore di on essere costretti a “pagare” nelle fasce più basse e socialmente meno influenti, e invece vedere tutelate e mantenute le posizioni più “ricche”, che hanno naturalmente un potere di influenza decisionale diverso. I Sindacati ancora su questi temi tacciono, ma anche qui andrebbe compreso il ruolo che essi stessi rappresentano per la difesa dei lavoratori , anche se da più parti la critica al Sindacato è che esso rappresenti solo la “dependance” delle decisioni politiche di appartenenza.
Abbiamo chiesto a vari Sindaci coinvolti nel processo sopra descritto di “servizi per il territorio” di manifestarci il loro pensiero.
Di seguito riportiamo un esauriente ed interessante intervento del Sindaco di San Lazzaro MARCO MACCIANTELLI
” personalmente credo nell’innovazione amministrativa. Quindi, per me, in discussione, non è il “se”, ma il “come”. Oggi più che mai bisogna “fare di più con meno”, puntando sulle gestioni associate. La legge regionale 21 del 21 dicembre dello scorso anno rappresenta un ulteriore incoraggiamento oltre che un importante presupposto normativo da rispettare. Nel marzo scorso abbiamo fatto gli atti per identificare l'”ambito territoriale ottimale” nel distretto di San Lazzaro. Ereditiamo due esperienze: l’Associazione intercomunale Valle dell’Idice, di cui oggi fanno parte i Comune di Ozzano e San Lazzaro, e l’Unione tra i Comuni di Loiano, Monghidoro, Monterenzio e Pianoro che discende dalla vecchia Comunità montana. Delle due cose occorre fare una cosa sola, coordinata, integrata. Più che entrare dentro da parte di qualcuno, credo che si tratti di fare insieme qualcosa di nuovo. In particolare, a San Lazzaro, abbiamo un segreterio generale che viene dall’esperienza dell’ex Agenzia dei segretari generali e della scuola di specializzazione ad essa collegata, nell’ambito della quale ha sviluppato una competenza in materia di riorganizzazione delle gestione associate tra Comuni. A lei dobbiamo un primo studio, senza costi, poi una verifica dello statuto, senza costi, e mi auguro presto un “piano industriale”, per dir così, un progetto di fattibilità dei servizi intercomunali, altrettanto senza costi. Questo grazie ad un spirito costruttivo: anche se vi sono diversità di profilo politico-programmatico, alcuni Comuni sono governati dal centrosinistra, altri dal centrodestra, abbiamo sempre operato per far prevalere il punto di vista istituzionale. Basta verificare il lavoro del distretto socio-sanitario, la trasformazione vecchia Ipab di San Lazzaro nella nuova Asp distrettuale. Occorre una visione condivisa e un po’ di generosità: per esempio, per garantire l’ingresso di tutti i Comuni nella Rodriguez, che era del solo Comune di San Lazzaro, considerata un vero e proprio gioiello dal punto della qualità del servizio, abbiamo garantito a tutti almeno un 1% di capitale sociale. Certo, bisogna puntare molto sulla concretezza, per passare dalle parole ai fatti. Ma bisogna sapere che quella è la strada e che nell’isolamento, nella chiusura, nell’autosufficienza, non c’è futuro. Faccio alcuni esempi. Se ci sono imprese i cui uffici si occupano delle buste-paga di migliaia di lavoratori, perché non si può creare una gestione associata del personale che consenta di configurare un solo ufficio per più Comuni a favore di alcune centinaia di dipendenti pubblici? La protezione civile: abbiamo creato con Ozzano una struttura coordinata che prima non c’era: potrebbe tranquillamente servire una porzione di territorio più ampia. E così via. Non mi nascondo che tutto questo va concertato con le organizzazioni sindacali, che occorre il massimo rispetto dei diritti dei lavoratori, che tutto deve divantare oggetto di discussione con l’associazionismo sociale economico e civile: ma ladirezione di marcia è questa. Il cambiamento non può essere qualcosa che spetta altri altri, ma un valore che facciamo anche nostro. Certo se di due cose occorre farne una sola bisogna avere attenzione alle identità e alle prerogative di ciascuno. Considerando la popolazione, siccome la demografia è democrazia. L’Unione ex Comunità montana conta circa 30.000 residenti. Ozzano e San Lazzaro arrivano a circa 45.000. Insieme arriveremmo a 75.000 cittadini, un bel numero, un dimensionamento, sociale e demografico, in grado di conferire una certo peso all’intero distretto. Per fare le cose occorre, però, anche uno spirito. E’ come tra le persone che vogliono costruire un progetto di vita insieme: non basta guardare alle convenienze, occorre anche crederci, volerlo, riconoscere un destino di comunità che ha bisogno di un contributo più largo di quello meramente municipale. Un cammino fatto anche di difficoltà, certo, che si affrontano meglio, però, se c’è convinzione. Noi siamo del tutto persuasi che la strada sia quella, ora si tratta di far le cose per bene, ordinatamente. Ci stiamo provando. Passo dopo passo si arriva alla meta e la meta deve essere qualcosa di utile per chi dobbiamo servire, il nostro territorio, la nostra comunità distrettuale.”



