Il futuro, anzi il presente dei pacemaker è grande quanto una caramella. I test sui pazienti di un dispositivo realizzato dall’azienda Nanostim lungo 4 centimetri sono iniziati da poche settimane ed è già arrivata la risposta della concorrente Medtronic. Pochi giorni fa è stato impiantato per la prima volta in Austria uno stimolatore che si ferma a 2,4 centimetri per un volume di 0,75 centimetri cubici, un decimo di un pacemaker tradizionale. Caratteristica principale dei dispositivi, sottolinea la rivista del Mit Technology Review, è che sono ‘iniettabili’, non necessitano cioè di interventi chirurgici per l’impianto ma possono essere depositati nel cuore attraverso un catetere, passando per i vasi sanguigni più grandi. Entrambi sono ‘senza cavi’, non hanno cioè i lunghi elettrodi impiantati nel cuore necessari a dare lo stimolo elettrico. A sostituirli sono delle piccole antenne che toccano il cuore, che consumano meno energia e che sono anche meno suscettibili a malfunzionamenti rispetto a quelle dei ‘vecchi’ pacemaker. Questo porta la durata della batteria a dieci anni, superiore a quella dei dispositivi tradizionali. ”La combinazione di questa tecnologia con la procedura via catetere può essere di grande beneficio per i pazienti – sottolinea Clemens Steinwender, il cardiologo del Linz General Hospital che ha impiantato il dispositivo – si riducono le complicazioni legate agli elettrodi e diminuiscono i tempi di recupero dopo l’impianto”.
Con una tecnologia simile stanno per entrare in commercio anche dei micro-monitor della funzionalità cardiaca, destinati a sostituire i dispositivi odierni che si legano al collo e sono collegati al cuore con una serie di fili. Anche in questo caso il monitor è ‘iniettabile’, e invia i dati direttamente ad uno smartphone o a un altro dispositivo via wireless.
Unica limitazione, almeno per il momento, per il pacemaker wireless è che è in grado di agire su una sola camera cardiaca, e non tutto il cuore, quindi è possibile utilizzarlo solo sui pazienti meno gravi, una platea comunque importante che in Italia conterebbe circa 10mila persone l’anno. Per una volta il nostro paese non sembra restare indietro nell’applicazione delle novità, visto che fra i 14 centri scelti per la sperimentazione del pacemaker ‘più lungo’ c’è anche il Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna), dove lo scorso undici dicembre è stato impiantato il primo dispositivo su una donna che è potuta tornare a casa il giorno dopo l’intervento. ANSA



