Lussemburgo, 14 ott – Esborso degli ultimi aiuti a Irlanda e Portogallo prima dei piani di rifinanziamento sul mercato, nuovi aiuti alla Grecia per il 2013 e poi verifica dello stato di salute del paese ellenico per gli aiuti del 2014. Sono le decisioni principali prese dall’Eurogruppo nel corso della riunione di Lussemburgo, che ha visto anche un nuovo round di discussioni sul progetto di Unione bancaria, tema che verrà riaffrontato domani in sede di Ecofin e di cui si continuerà a parlare ”nel corso dei prossimi mesi”, come annunciato dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. I ministri dell’Economia e delle Finanze dei diciassette hanno dato il via libera alle tranche di aiuti da 2,3 miliardi per l’Irlanda e da 3,7 miliardi per il Portogallo. Si tratta degli ultimi esborsi per le casse dei governi di Dublino e Lisbona (con la decIsione di oggi dal 2011 a oggi l’Irlanda ha ricevuto oltre 17 miliardi di aiuti, il Portogallo oltre 24 miliardi). Poi, dal 2014 si valuteranno i piani per l’uscita dai programmi di assistenza e il ritorno sul mercato. Sì condizionato ai nuovi aiuti per la Grecia: è pronto un miliardo di euro, ma tutto dipenderà dalle valutazione dei tecnici della Troika (Commissione europea-Banca centrale europea-Fondo monetario internazionale). Se tutto va bene i soldi saranno sborsati ”nelle prossime settimane”, quando si farà una valutazione della situazione, situazione che comunque preoccupa: si teme che Atene continui a non avere i conti in ordine, uno scenario che non sarebbe gradito come lasciato intendere dal commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn. ”E’ fondamentale che la Grecia tenga fede agli impegni e che registri un avanzo primario, condizione necessaria per risolvere il problema della sostenibilità del debito”. Il tutto sarà oggetto di analisi a inizio 2014. Ancora da sciogliere i nodi relativi al progetto di Unione bancaria. Oggi i ministri dei diciassette hanno cercato un accordo di massima su come procedere alla risoluzione delle crisi bancarie. ”I principi di fondo – ribadisce Rehn al termine della riunione – restano quelli della tutela dei risparmiatori e della salvaguardia della stabilità economica”. Il problema è legato al tipo di risoluzione. Per il momento l’idea accreditata è quella di intervenire con risorse interne, ossia facendo ricadere il costo del salvataggio ad azionisti e creditori subordinati. Qualora ciò non bastasse, è previsto il ricorso ad aiuti di natura prima statale e poi, in caso, europea. ”Nel caso in cui fossero necessari aiuti statali si applicheranno le regole comunitarie sugli aiuti di stato”, chiarisce Rehn. Il tema dell’Unione bancaria sarà ripreso domani con i paesi non Euro. Con loro però si discuterà dell’equo trattamento all’interno del Meccanismo unico di supervisione bancaria, ma sull’intero dossier ”ci saranno ulteriori approfondimenti nel corso dei prossimi mesi”, assicurano prima Dijsselbloem e poi Rehn.



