di Gaetano Memmola
La guerra è fra noi , ora. Una guerra planetaria , senza confini, che parte da identità nascoste, da mondi oppressi, da popoli oppressori e dalla voglia di libertà da una parte e di diversa oppressione e di riscatto dall’altra. Le zone africane in rivolta non possono essere definite come focolai improvvisi e non prevedibili. Quando intere aree vengono volutamente dimenticate e teoricamente tenute sotto scacco, prima o poi il bubbone scoppia. Le crisi sociali, cui si aggiunge la indefinita crisi dei valori e la identità religiosa e di fede, a prescinder dal credo e dalle coscienze di ognuno, sono il motore a graduale accelerazione che sta innescando una conta infinita di ribellioni e di reazioni violente e massive. Che possa da un momento all’altro scoppiare l’arma devastante di uccisione di massa è un evento possibile. Non è credibile che queste situazioni possano ancora essere “regolate” con armi e controlli armati. I Popoli sono in subbuglio e la crisi economica morde ovunque. Questo periodo storico è figlio di un lungo periodo di opulenza e di benessere che è stato concentrato in limitate aree del Pianeta e ha consentito che pochi regolassero e tacitassero i tanti.
Noi in Italia abbiamo seguito le varie onde di potere e da piccolo Paese sulle sponde del mediterraneo abbiamo anche svolto un ruolo di buona alleanza con alcuni paesi africani. Va detto però che non siamo mai riusciti ad avere una identità decisa e nella costruzione delle nuove alleanze europee non abbiamo fatto valere quell’asse di politica mediterranea che avrebbe potuto connotare meglio una nostra appartenenza per usi, costumi e anche geografia del territorio, all’area del Sud mediterraneo che naturalmente ci appartiene.
La nostra politica estera è stata sempre , nell’ultimo lustro sopratutto, asservita alle logiche di paesi del nord europa, pur avendo una chiara e logica predisposizione verso il Sud e verso l’oriente geografico.
Economicamente noi siamo un Paese molto fragile e a nulla valgono le politiche dei piccoli passi che oggi sono costrette da una visione molto rigorista e punitiva, dettata da politiche industriali di Paese differentemente organizzati dal nostro. Paesi orientati ad una industria meccanica, chimica e tecnologica che oggi da noi ha perso ogni competitività ( tranne forse alcune nicchie di alta tecnologia).
Noi siamo il paese più accattivante per natura, benessere, alimentazione, bellezza, arte e cultura, ma queste doti rimangono inespresse e non si vede una visione di identità, essendo tutto orientato a seguire l’onda della europa del nord e della sua politica industriale.
Intanto la GUERRA E’ in ATTO. Guerra di popoli, fomentata da criminali che attizzano odio e fanno leva sulle condizioni di vita di tante regioni del mondo per sollevare gli animi e vestire la fascia della rivolta della fede, che è solo un modo per riunire masse eterogenee sotto ideali senza territorio e limite geografico.
Le bombe, le armi, i veleni e il terrore sono elementi di imprevedibile accadere, e non si possono contenere i virgulti della rivolta quando essa può esprimersi e attuarsi a macchia di leopardo, fra la gente in ogni momento e tempo.
Queste ribellioni che denunciano il soffocamento delle libertà dai controllori del mondo sono senza confine e limite. Solo dove esiste equilibrio e benessere diffuso si può convivere serenamente. Ove invece esista il controllo oppressivo allora non ci sarà limite alla guerra dei popoli.
L’economia, la finanza, la delinquenza estrema dei colletti bianchi, la corruzione dei politici sottoposti e asserviti al sistema mafioso, non permettono facili soluzioni. Oggi non esiste che in Italia un governo possa assumer decisioni incisive per il proprio popolo, salvo quelle che potrebbero davvero destrutturare il modo di interpretare alleanze improprie. Una politica di una area , una politica di un popolo che si unisce, non può avere successo se non si sviluppano gli elementi migliori di ogni area del pianeta. Per esempio l’Italia non può essere indotta a politica industriale simile a quella della Germania perché è troppo grande il divario organizzativo e di formazione rispetto ai due paesi. L’Italia è un Paese che ha natura, turismo, alimenti, bellezza, arte e cultura. incommensurabili e universali. Se non saprà produrre bulloni allora abbandoni i bulloni e sviluppi il distretto di sua naturale competenza. Ecco la Politica dei Distretti Industriali. Ma se tutto è visto in ragione di riforme all’interno di angusti limiti è come imbrigliare l’Impresa in limiti di affidamento imposti da Basilea 3 e 4 e dire all’imprenditore, SI’ ti do i SOLDI ma non investo sul tuo piano industriale ma solo in ciò che sei e su ciò che hai…Il che equivale a dire che NON CI SONO RISORSE.
Il rigore è importante, ma non è intelligente il regolare tutto con la finanza.
Quando accade la guerra, occorre che i popoli si stringano intorno a un ideale, che è quello che la guerra finisca e da essa , con i pianti per i suoi morti, si attivi la voglia di ripartire affinché quei morti non lo siano stati invano.
Le guerre servono anche a fare stringere alleanze e a dare impulso a energie e menti che si fondono in una ideale comune.
Ecco oggi manca l’ideale. Si rincorre la difesa di ciò che uno ha, ma si dimentica la visione del futuro e non si stringono alleanza ma solo accordi.
La GUERRA E’ IN NOI. E’ ORA !
Se vogliamo uscirne occorrono ideali e visione oltre i limiti del denaro. E
sso è uno strumento di scambio non l’elemento di vita.



